
"L'Italia è arrivata impreparata al Covid perché per decenni è stata trascurata la sanità pubblica considerata come un costo, e lo stesso ministero ha pagato il prezzo dei mancati investimenti nella pubblica amministrazione". A sottolinearlo nel suo intervento al Senato per rispondere alla mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti il ministro della Salute
Roberto Speranza.
"In molti casi - ha aggiunto - è solo grazie all'abnegazione del personale sanitario che siamo riusciti ad andare avanti". Inoltre, "da parte di alcuni si è alimentata negli anni l'illusione che la sanità privata potesse progressivamente sostituire quella pubblica. È vero esattamente il contrario: solo con una forte sanità pubblica - ha detto - è possibile difendere l'universalità del nostro Servizio sanitario e anche creare valore aggiunto dall'iniziativa privata, costruendo positive sinergie. L'Italia intera, con una consapevolezza acuita dall'emergenza, ci chiede oggi una sanità pubblica più forte. Fin dal primo giorno, nel mio lavoro di ministro della Salute, questo è stato per me l'impegno fondamentale". - "Resterò sempre distante dalle polemiche che danneggiano il prestigio dell'Italia e rendono più difficile il lavoro. Comprendo le ragioni della battaglia politica ma la politica non è un gioco d'azzardo sulla pelle dei cittadini. In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia" ha detto ancora il Ministro. "Di fronte a un virus totalmente nuovo è del tutto evidente che il piano pandemico antinfluenzale del 2006 non era sufficiente, nè lo erano le successive raccomandazioni Oms. Non era una situazione in cui sedersi e attendere istruzioni. Per salvare delle vite andavano trovate soluzioni nuove e assunte decisioni rapide" ha detto ancora Speranza. "Ecco perché, del vecchio piano, è stato valorizzato ciò che era utile e funzionale come, ad esempio, la dichiarazione dello stato di emergenza, ma i nostri tecnici hanno valutato da subito che c'era da andare decisamente oltre".
Il Ministro nella sua arringa difensiva ha poi sottolineato, rivendicando il lavoro svolto dal Governo "gomito a gomito con le Regioni, molte delle quali governate attualmente anche dai sottoscrittori delle mozioni di sfiducia. Avrei potuto in questi mesi spesso scaricare sulle regioni responsabilità, e limiti che tanti hanno visto. Ma non lo ho mai fatto e non lo farò mai. Ho sempre collaborato con tutti senza alcuna distinzione e con la massima disponibilità". "Anche a chi ogni giorno fa polemica - ha detto - continuo a rispondere: non dividiamo il Paese sulla pandemia. Perché sconfiggere il virus è ancora oggi il principale interesse dell'Italia e la premessa di ogni ripartenza economica e sociale". Infine, un cenno alla situazione pandemica "solo nella prima ondata l'Italia ha avuto un tasso di letalità più elevato, dovuto eminentemente alla durezza dell'impatto nel nord del Paese" ha sottolineato. "Nella seconda si è mantenuta nella media europea e mondiale".
Speranza ha inoltre risposto al rilievo di una "parziale istituzione" delle Usca, le Unità speciali di continuità assistenziale: "Le Usca - ha detto - sono state istituite proprio su mia iniziativa una ogni 50.000 abitanti, dunque 1.200 Usca sul territorio nazionale. Mi fa piacere che oggi ne venga riconosciuto il valore anche da chi non sostenne allora il provvedimento. Dai dati trasmessi dalle Regioni e Province Autonome risulta che, a oggi, sul territorio nazionale sono state attivate 1.339 Usca, più di quelle previste. Ci lavorano 6.562 medici, 2.105 infermieri, 66 assistenti sociali, 134 psicologi e oltre 240 altre figure professionali. Li ringrazio ancora una volta per il lavoro fondamentale che stanno svolgendo". Il ministro ha inoltre sottolineato che dall'inizio dell'emergenza ad aprile 2021, sono state reclutate 81.236 unità di personale di cui 17.634 a tempo indeterminato. In particolare: 20.192 medici, 32.064 infermieri, più di 15.900 operatori socio-sanitari. Quanto ai posti letto ospedalieri, "quelli in terapia intensiva - ha precisato - sono aumentati del 106%. Prima dell'emergenza, in Italia, c'erano 5.179 posti letto. Al 1 marzo 2021 ne sono attivi 9.018 e altri 1.667 possono essere attivati utilizzando i dispositivi già trasferiti alle Regioni". Infine, ha concluso, "la nostra capacità di somministrazione di tamponi oggi è cento volte superiore rispetto a un anno fa. A febbraio 2020 venivano fatti, in media, 3.100 tamponi al giorno. Oggi, tra antigenici e molecolari, ne facciamo stabilmente molti più di 300.000 al giorno".