
Medicina di famiglia da rivedere, come la rete degli istituti di ricerca e il rapporto tra ospedali pubblici e privati: tre temi fondamentali del
Recovery Plan al centro delle audizioni della settimana scorsa in Commissione Sanità del Senato. Il giovane medico di famiglia
Giorgio Sessa, puntando la missione 6 - medicina di prossimità e case di comunità - dell'Associazione italiana medici (aconfessionale, apolitica, a tutela di un Servizio sanitario universale) ricorda come si siano da anni arenate iniziative quali le case della salute e leggi come la Balduzzi, «perché ci si è scontrati con la medicina convenzionata e con la sua inadeguatezza organizzativa e logistica».
Sotto il profilo giuridico il medico di medicina generale non è un dipendente e il suo studio è equiparabile «ad una clinica accreditata, organizzata negli aspetti gestionali, logistici, fiscali, tutte incombenze che portano via tempo agli aspetti clinico-assistenziali; è possibile che alla fine saranno molti i medici di famiglia che non parteciperanno alle vaccinazioni Covid». Il rimedio sta nella possibilità di mettere in atto con i fondi del Plan nuovi modelli assistenziali della medicina generale, oltre gli schemi contrattuali attuali, come ad esempio le sperimentazioni portate avanti dalla Campagna "Primary Health Care: Now or Never" nel "Libro azzurro", dando quindi la possibilità ai MMG di scegliere quale modello seguire ". Sulla formazione
in medicina generale, Sessa investe due ordini di criticità: un corso depauperato da sospensioni e ritardi, e contenuti sulla cui attualità bisognerebbe interrogarsi. Altri temi, la digitalizzazione che andrebbe finanziata in Missione 1 fuori dal capitolo sanità, e la ricerca, "in Italia manca del tutto quella extra-ospedaliera". Di ricerca e riforma degli Irccs si occupa
Giovanni Ippolito direttore scientifico dell'Istituto Spallanzani di Roma, che nella successiva audizione spiega come non bastino i 300 milioni destinati dal Piano nazionale di Ripresa e Resilienza e ripartiti tra incentivi alla collaborazione pubblico-privato, ricerca applicata e studio delle malattie rare e i 100 milioni stanziati destinati a riorganizzare gli istituti di ricovero e cura.
Un confronto su tutti: «Gli Stati Uniti hanno investito 3,6 miliardi di dollari su un vaccino e 940 milioni per una legge sulle modalità di finanziamento della ricerca». Ippolito ricorda come l'Italia investa l'1,4% del prodotto interno lordo, cioè il 50% della Germania, il 40% della Francia. «I nostri ricercatori hanno un alto indice di pubblicazioni, con il poco che ci è stato dato abbiamo fatto bene, ma gli effetti devastanti del Covid devono insegnarci a fare di più, sia nelle joint venture tra Ssn e privati sia nell'incentivare gli studi su farmaci e vaccini. Abbiamo un vaccino che ha appena superato la fase 1, un altro che sta per entrarci e una linea di produzione di anticorpi monoclonali», dice Ippolito. Quanto agli Irccs, oggi sono molto eterogenei, in buona parte privati, con stati giuridici differenti, disomogeneità che lo stato deve controllare puntando all'eccellenza ed evitando di duplicare attività. Servono «facilitazioni, modelli di competitività e non di competizione, e un ruolo più forte dello Stato, abbiamo assistito a una crescita di numero di questi istituti dettata talora da criteri geopolitici, ci vuole un modello di coordinamento della ricerca e di tutoraggio dei ricercatori sanitari». Manca inoltre «un meccanismo riconosciuto per valorizzare la formazione alla ricerca, e questo discrimina i ricercatori determinandone una fuga nel privato o verso strutture assistenziali che oggi offrono loro una retribuzione almeno doppia».
In tema di ospedalità privata la presidente dell'associazione degli ospedali "laici" Aiop
Barbara Cittadini invita ad adottare una visione dell'offerta di servizi al cittadino che metta in un unicum pubblico e privato senza pregiudizi ideologici. La proposta Aiop passa per una ridefinizione uniforme degli standard d'eccellenza, per l'adozione di univoci criteri premiali per le performance cliniche, per percorsi virtuosi che abbattano i viaggi della speranza e le liste d'attesa, per reti di salute che coinvolgano il territorio, grandi banche dati per condividere i dati dei pazienti, internazionalizzazione dell'offerta del Ssn, telemedicina e digitalizzazione, e per la prossimità intesa anche come cure domiciliari (voce che sta crescendo nei fatturati del privato). «Al di là del ruolo che saremo chiamati a svolgere serve un'azione specifica per l'uso dei fondi del Recovery e dei fondi europei per superare i limiti del Dl 95/2012 sulla spending review e del DM 70 sugli standard ospedalieri - dice Cittadini - entrambi hanno mostrato criticità».
Gabriele Pelissero consigliere e past president Aiop, ricorda che Il tetto di spesa imposto dal DL 95 cristallizza tuttora i budget regionali per l'offerta di ospedalità privata al 2012 abbattuti di un ulteriore 2%, e in alcuni casi anche al 2007, mentre le limitazioni del DM 70 hanno generato lunghe liste d'attesa e difficoltà d'accesso alle prestazioni contraendo l'offerta di un privato che in termini di costi sostiene, di fondo, gli stessi problemi del Ssn.