feb82012
Diabete e rischio cardiovascolare in medicina di genere
Da uno studio condotto in una clinica universitaria croata è emerso che le donne, nonostante fossero in terapia insulinica in proporzione maggiore, mostravano mediamente valori più elevati di HbA1C, di pressione arteriosa sistolica e di colesterolemia-Ldl rispetto agli uomini
Le differenze di genere sembrano incidere nel controllo dei fattori di rischio cardiovascolari tra i pazienti diabetici e, infatti, le pazienti con diabete, rispetto ai diabetici di sesso maschile, avrebbero una minore possibilità di controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare potenzialmente modificabili. Questo dato è stato verificato da uno studio recentemente condotto dall'équipe di Mario Šekerija, della Clinica universitaria Vuk Vrhovac di Zagabria (Croazia), e potrebbe spiegare il differente trend di mortalità cardiovascolare tra uomini e donne affetti da diabete rilevato negli ultimi 40 anni. In particolare, dati Usa hanno evidenziato una riduzione della mortalità cardiovascolare dei maschi diabetici da 26,4/1.000 anni-persona nel periodo 1971-1986 a 12,8/1.000 nel 1988-2000, mentre nelle donne con diabete, negli stessi periodi di tempo, non si sono avute variazioni (da 10,5/1.000 a 9,4/1.000).
HbA1c, pressione arteriosa sistolica e Ldl fuori controllo
I ricercatori hanno condotto uno studio trasversale su 8.755 pazienti ricoverati nella clinica nel 2008. In tutti i partecipanti sono stati misurati i livelli di HbA1c, la pressione arteriosa sistolica (Pas) e diastolica (Pad), la colesterolemia-Ldl (Ldl), e i trigliceridi. Al termine dell'analisi dei dati, è emerso che le donne avevano i livelli più elevati di HbA1c (7,05 vs 6,86), nonostante una quota maggiore di esse fosse in terapia insulinica rispetto agli uomini (51,3% vs 44%). Sempre tra le pazienti di genere femminile si sono registrati i valori più alti di Pas (144,7 vs 141,9 mmHg) e Ldl (2,92 vs 2,84 mmol/L). Non si sono rilevate differenze in relazione alla Pad, mentre soltanto i livelli dei trigliceridi sono risultati più alti negli uomini (2,04 vs 1,94). In un modello di regressione logistica il genere femminile è risultato associato a una probabilità superiore di avere valori non controllati di HbA1C (Or: 1,21), Pas (Or: 1,21) e Ldl (Or:1,13).
Non basta un intenso trattamento antiperglicemico
Questo studio porta alcune novità rispetto a quanto già noto. Se, infatti, in accordo a precedenti ricerche risalta la maggiore difficoltà per le pazienti di raggiungere livelli di Ldl simili a quelli dell'uomo, ora si aggiungono i rischi anche superiori determinati dallo scarso controllo della Pas e dell'HbA1c. Questo dato, inoltre, sottolinea quanto sia dannoso che un clinico, nella terapia di un paziente diabetico, focalizzi tutta la propria attenzione sul trattamento antiperglicemico: se quest'ultimo è ovviamente importante, non bisogna dimenticare un adeguato e altrettanto aggressivo trattamento di importanti fattori di rischio cardiovascolare, quali ipertensione e ipercolesterolemia. Non è escluso che anche il diverso modo di affrontare il rischio cardiovascolare nei pazienti dei due sessi da parte dei clinici possa avere un peso sugli esiti. Infine, sottolineano gli autori, visto il minore controllo del diabete nelle donne nonostante la terapia farmacologica più intensiva, forse occorre considerare altri approcci, come l'attività fisica, l'educazione e il counseling psicologico.
Intern Med, 2012;51(2):161-6