Politica e Sanità

apr102013

Cancro della prostata, Psa fortemente ridimensionato da linee guida Acp

I medici, prima di offrire ai pazienti la possibilità di eseguire un test dell’antigene prostatico-specifico (Psa), devono essere espliciti nell’illustrarne i limitati benefici e i reali pericoli. Questa raccomandazione è contenuta nelle nuove linee guida Acp

I medici, prima di offrire ai pazienti la possibilità di eseguire un test dell’antigene prostatico-specifico (Psa), devono essere espliciti nell’illustrarne i limitati benefici e i reali pericoli. Questa raccomandazione, contenuta nelle nuove linee guida rilasciate dall’American College of Physicians (Acp), rende l’idea di come sia mutata la strategia della comunità scientifica nel ricorso al test il quale, sempre secondo l’Acp, va evitato anche negli uomini di età inferiore a 50 anni, oltre i 69 anni o con un’aspettativa di vita inferiore a 10-15 anni. Per i pazienti 50enni e 60enni, il bilancio tra rischi e benefici è variabile e il ricorso va individualizzato; in questi casi - afferma Amir Qaseem, responsabile del programma per le linee guida dell’Acp - è importante dare tutte le informazioni utili al paziente affinché sia lui a decidere se effettuare il test o meno; il medico dovrebbe anzi astenersi dal prescriverlo senza una chiara espressione di preferenza manifestata dall’assistito. Il timore è che lo screening riveli forme cancerose che non potrebbero mai influire sulla sopravvivenza, perché troppo piccole o a crescita lenta, mentre il trattamento provocherebbe effetti collaterali come incontinenza e impotenza. David Bronson, presidente dell’Acp, ribadendo che l’attuale test del Psa presenta varie limitazioni, aggiunge che vi sono però grandi chance di innovazione nel settore. «Abbiamo bisogno di approcci più raffinati a questa malattia» sottolinea «tali da consentire diagnosi migliori e più accurate». Ma sul tema vi è disaccordo tra le diverse organizzazioni scientifiche Usa. La controversia è nata dopo le critiche all’utilità del test espressa da una commissione governativa, la U.S. Preventive services task force (Uspstf). L’American urological association (Aua), dopo aver accusato l’Uspstf di aver creato un grave disservizio, “diffamando” l’unico marker ampiamente disponibile, ha convenuto che la scelta del test deve essere individualizzata e condivisa. L’Aua non si è però espressa sulle raccomandazioni Acp, annunciando l’uscita di linee guida autonome a breve.


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