Prevenzione, contrasto e cura le parole d’ordine per affrontare efficacemente l’obesità. La World Obesity Federation stima che nel 2025 l’eccesso ponderale nel mondo riguarderà 3 miliardi di persone, mentre l’obesità 1,2 miliardi di persone. Attualmente in Italia sono oltre 5,6 milioni le persone obese da 18 anni in su con una prevalenza nelle regioni del Meridione. Nel nostro Paese l’obesità costa oltre 4,5 miliardi di euro l’anno, un 9% della spesa sanitaria e una riduzione del Pil del 2,8% e al cittadino 289 euro l’anno.
La concettualizzazione dell’obesità come malattia e non semplicemente come fattore di rischio per altre malattie è però tuttora ancora molto controversa, tanto che stata istituita anche una commissione proprio per definire l’obesità clinica. La Lancet Diabetes & Endocrinology Commission è infatti costituita da gruppo di esperti internazionali, presieduto dal prof. Francesco Rubino del King’s College di Londra, ed ha lo scopo di identificare criteri clinici e biologici per la diagnosi di “obesità clinica” e la sfida è quella di raggiungere una definizione condivisa.
A breve saranno pubblicati i risultati di questo lavoro che tuttavia non considera l’obesità come malattia, tantomeno cronica. Nonostante le linee guida emesse dall’Istituto Superiore di Sanità non siano ancora aderenti alla definizione di malattia cronica, per la SIO (Società Italiana Obesità) e l’EASO (European Association for the Study of Obesity) invece non ci sono dubbi: l’obesità è una malattia cronica multifattoriale, recidivante e non trasmissibile, caratterizzata dall’accumulo eccessivo o anormale di grasso nel tessuto adiposo dovuto a uno squilibrio tra assunzione di cibo e spesa energetica.
La diagnosi di obesità in molti contesti è ancora basata per lo più sui valori di soglia dell’indice di massa corporea (BMI) e questo non riflette il ruolo della distribuzione e della funzione del tessuto adiposo nella gravità della malattia. Il BMI tuttavia da solo non basta perché questo esclude molte persone che invece avrebbero dei benefici dal trattamento dell'obesità. C’è bisogno, secondo gli specialisti, anche del WHTR (Waist-to-height ratio) che riguarda la misura del girovita in rapporto all'altezza. Una scelta preferibile perché l'accumulo di grasso addominale è associato ad un aumento del rischio di sviluppare malattie metaboliche e cardiovascolari. Un determinante più forte dello sviluppo della malattia rispetto al solo BMI, anche in quelle persone con un livello di BMI inferiore ai valori di soglia standard per la diagnosi di obesità.
Per l’EASO questo approccio per la diagnosi, la stadiazione e la gestione dell'obesità negli adulti evidenzia che l'accumulo di grasso addominale (viscerale) è un importante fattore di rischio per il deterioramento della salute, anche in persone con BMI basso e ancora prive di manifestazioni cliniche evidenti. Una metodica per affrontare il trattamento dell’obesità che invece tiene conto di tutti gli ultimi sviluppi in questo campo, compresa la nuova generazione di farmaci per l'obesità.
Il grasso corporeo inoltre riflette le interazioni di fattori di sviluppo, ambientali e genetici. L'aumento della mortalità tra gli obesi è evidente per diverse malattie pericolose tra cui il diabete di tipo 2, le malattie cardiovascolari, della cistifellea, i tumori gastrointestinali e quelli sensibili agli ormoni. I rischi sono anche più elevati per alcune condizioni non fatali come mal di schiena, artrite, infertilità e, in molti paesi occidentalizzati, scarso funzionamento psicosociale.
Una prevenzione efficace dell'obesità dovrebbe essere focalizzata su persone che hanno alcuni problemi preesistenti correlati al peso e su quelle con un alto rischio di sviluppare comorbilità con l'obesità come malattie cardiovascolari e diabete di tipo 2. Sebbene la perdita di peso nelle persone obese di qualsiasi età possa migliorare le complicanze mediche correlate all'obesità, la funzionalità fisica e la qualità della vita, lo scopo principale della terapia dimagrante può variare a seconda della fascia d'età. Gli attuali strumenti terapeutici disponibili per la gestione del peso tuttavia sono molteplici e si basano sull’intervento nello stile di vita che coinvolge dieta, attività fisica e modifica del comportamento, farmacoterapia e chirurgia. Le persone che convivono con l'obesità dovrebbero, quindi, ricevere interventi medici completi simili all'approccio adottato per altre malattie croniche.
Beatrice Curci