Gli anticorpi farmaco-coniugati (ADC) non si limitano a distruggere direttamente le cellule tumorali: attivano anche il sistema immunitario contro il tumore, raddoppiando la loro efficacia terapeutica. È quanto dimostra uno studio dell’Istituto Europeo di Oncologia coordinato da Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione Nuovi Farmaci per Terapie Innovative e vice Direttore Scientifico dello IEO, pubblicato su Nature.
Gli ADC sono molecole ibride che associano un anticorpo monoclonale, capace di riconoscere e legarsi a un antigene specifico sulla superficie delle cellule tumorali, a un agente chemioterapico. Una volta che l’anticorpo si lega al bersaglio, l’intero composto viene internalizzato dalla cellula e il farmaco citotossico viene rilasciato dall’interno, distruggendola. Questo meccanismo di azione diretta era già noto e ha già cambiato il paradigma delle terapie mediche oncologiche negli ultimi anni. Ciò che lo studio IEO chiarisce per la prima volta in modo sistematico è la componente indiretta: la morte delle cellule tumorali indotta dagli ADC può innescare l’attivazione delle cellule immunitarie e il rimodellamento del microambiente tumorale, aggiungendo una seconda linea d’attacco che si somma alla prima e ne amplifica l’efficacia complessiva.
Il lavoro approfondisce in dettaglio i tre meccanismi attraverso cui questa sinergia si realizza: la morte immunogenica delle cellule tumorali, l’attivazione delle cellule effettrici del sistema immunitario e il rimodellamento del microambiente tumorale. Comprendere come questi processi si intersecano con l’azione citotossica diretta degli ADC apre la strada a strategie di ottimizzazione clinica oggi non ancora pienamente sfruttate.
“Nel nostro lavoro mettiamo in luce strategie innovative per ottimizzare ulteriormente il potenziale immunogenico degli ADC, tra cui l’ingegneria anticorpale, il targeting del microambiente tumorale, nuove combinazioni terapeutiche e l’impiego di farmaci immunostimolanti o di anticorpi bispecifici nel disegno degli ADC. Questo paradigma in evoluzione definisce gli ADC non più soltanto come agenti citotossici mirati, ma come modulatori delle interazioni tra tumore e sistema immunitario, con implicazioni per l’efficacia sia in monoterapia che in regimi di combinazione”, spiega Paola Zagami, prima firma dello studio.
Le ricadute cliniche sono significative su più fronti. In monoterapia, conoscere la componente immunologica consente di identificare i profili di pazienti che possono trarre il massimo beneficio dal trattamento. Nei regimi di combinazione, la possibilità di abbinare gli ADC a immunoterapici o ad anticorpi bispecifici diventa una strategia razionale, fondata su meccanismi biologici ora meglio compresi, anziché empirica. Inoltre, questa tecnologia può potenziare il potenziale immunogenico degli ADC rappresenta una direzione di sviluppo farmacologico con ricadute potenziali su molteplici istologie tumorali.
“Questo studio ci porta alle soglie della seconda rivoluzione legata agli ADC nella cura dei tumori — conclude Curigliano — Comprendere come questi farmaci interagiscano con il sistema immunitario significa ampliare le basi scientifiche per sviluppare strategie terapeutiche sempre più mirate, capaci di tenere conto delle caratteristiche biologiche del tumore e del paziente. È in questa integrazione tra conoscenza dei meccanismi biologici e innovazione terapeutica che si aprono nuove prospettive per la ricerca e per il futuro della cura dei tumori”.