L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha definito sei principi di buona regolazione per migliorare l’efficacia dei programmi di fortificazione alimentare su larga scala, utilizzati per contrastare le carenze di vitamine e minerali nella popolazione. Le indicazioni sono contenute nel rapporto Good Practice Principles for Regulating Large-Scale Food Fortification: Advancing Nutrition for Health, Productivity and Growth, approvato dal Comitato Ocse per la politica della regolazione.
Secondo il documento, l’introduzione di obblighi per l’aggiunta di micronutrienti agli alimenti non garantisce, da sola, che i prodotti fortificati raggiungano le persone che ne hanno bisogno e contribuiscano a ridurre le carenze nutrizionali. Per ottenere risultati sono necessari sistemi di regolazione efficaci, controlli adeguati e una valutazione degli effetti degli interventi.
La fortificazione alimentare consiste nell’aggiunta di vitamine e minerali ad alimenti di largo consumo, come farine e riso. L’Ocse ricorda che, nel 2023, oltre 100 Paesi prevedevano l’iodizzazione obbligatoria del sale e circa la metà dei Paesi del mondo richiedeva la fortificazione della farina di frumento. Il rapporto richiama inoltre una stima della letteratura secondo cui ogni dollaro investito nella fortificazione alimentare può generare 27 dollari di ritorno economico attraverso la prevenzione delle malattie e il miglioramento della produttività.
I sei principi individuati dall’Ocse riguardano l’utilizzo delle evidenze scientifiche per identificare le carenze di micronutrienti e scegliere gli interventi appropriati; la definizione di regole integrate nelle politiche sanitarie; la riduzione degli ostacoli all’accesso al mercato per gli alimenti fortificati; il rafforzamento della vigilanza e dei controlli; la formazione degli operatori e il miglioramento del rispetto delle norme; il coordinamento delle politiche pubbliche che influenzano la disponibilità e la domanda di questi prodotti.
Particolare attenzione viene riservata alla raccolta di dati sulle abitudini alimentari, sullo stato nutrizionale e sulle caratteristiche delle popolazioni interessate. La scelta degli alimenti da fortificare e dei micronutrienti da aggiungere deve basarsi sulle carenze documentate e sui consumi effettivi, tenendo conto delle differenze territoriali e socioeconomiche.
Il rapporto sottolinea anche la necessità di integrare i controlli sulla fortificazione nei sistemi esistenti di sicurezza alimentare, attraverso ispezioni basate sul rischio, laboratori qualificati e coordinamento tra le autorità competenti. Requisiti amministrativi eccessivamente complessi possono invece ostacolare la partecipazione dei piccoli produttori e limitare la disponibilità degli alimenti fortificati.
L’Ocse precisa infine che la fortificazione non sostituisce un’alimentazione sana ed equilibrata e deve essere affiancata da altri interventi, tra cui la diversificazione della dieta, la supplementazione quando appropriata e l’educazione nutrizionale. Non deve inoltre essere utilizzata per incentivare il consumo di alimenti poco salutari, come prodotti ad alto contenuto di zuccheri.