L'osteoporosi interessa il 14% delle persone con celiachia e l'osteopenia il 40%, secondo le stime richiamate dall'Associazione italiana celiachia (AIC), dalla Federazione italiana osteoporosi e malattie dello scheletro (Fedios) e dalla Fondazione italiana ricerca sulle malattie dell'osso (FIRMO). In occasione della Giornata mondiale dell'osteoporosi del 20 ottobre, le tre organizzazioni richiamano l'attenzione sulla fragilità ossea come possibile manifestazione di una celiachia non diagnosticata o non adeguatamente trattata.
Osteoporosi, riduzione della massa ossea e fratture in età insolitamente precoce possono rappresentare segnali da approfondire anche in assenza dei disturbi gastrointestinali tipici della celiachia. La riduzione della densità minerale ossea è infatti una delle manifestazioni extraintestinali più frequenti della malattia già al momento della diagnosi.
Il rischio assume particolare rilievo nelle donne, che rappresentano circa il 70% delle persone con diagnosi di celiachia in Italia. La perdita di massa ossea associata alla menopausa può sommarsi agli effetti di una celiachia non riconosciuta o non trattata, aumentando la compromissione della salute dello scheletro.
Alla base del rapporto tra le due condizioni vi sono il malassorbimento dei nutrienti e i processi infiammatori associati alla celiachia, che possono alterare l'equilibrio tra formazione e riassorbimento del tessuto osseo. In particolare, le carenze di calcio e vitamina D possono contribuire alla riduzione della densità minerale ossea.
«Una fragilità ossea inattesa merita di essere inquadrata considerando tutti i possibili fattori di rischio, perché sappiamo che la celiachia può restare nascosta dietro sintomi sottovalutati o attribuiti ad altre condizioni, anche extraintestinali, come l'osteoporosi», afferma Rossella Valmarana, presidente di AIC.
La diagnosi tempestiva e l'adesione rigorosa alla dieta senza glutine rappresentano, secondo le associazioni, interventi fondamentali per prevenire le complicanze della celiachia non trattata. Nei bambini e negli adolescenti, la dieta può favorire il recupero della massa ossea durante la crescita. Negli adulti il recupero può essere più lento e richiedere anche la correzione delle carenze nutrizionali e, quando indicato, trattamenti specifici.
Le associazioni sottolineano inoltre l'importanza di associare alla dieta senza glutine un'alimentazione equilibrata, un adeguato apporto di calcio e vitamina D, attività fisica regolare e un monitoraggio personalizzato della salute ossea.
«La celiachia non diagnosticata o non trattata rappresenta uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo precoce di osteoporosi e fragilità ossea, a causa del cronico malassorbimento di nutrienti essenziali come calcio e vitamina D», dichiara Maria Luisa Brandi, presidente di FIRMO. La collaborazione tra le organizzazioni, aggiunge, punta a promuovere la prevenzione e percorsi di screening mirati.
Mario Sfrappini, presidente di Fedios, richiama infine la necessità di intervenire prima della comparsa delle fratture, attraverso iniziative di informazione e sensibilizzazione sui fattori di rischio.
Secondo i dati del Ministero della Salute riferiti al 2024 e riportati nel comunicato, in Italia sono 279.512 le persone con diagnosi di celiachia. Le stime indicano tuttavia una popolazione complessiva di circa 600.000 persone con la malattia, delle quali oltre 300.000 non ancora diagnosticate.