Il 41,3% degli studenti universitari con alterazioni del profilo metabolico identificati in uno studio dell'Università di Palermo presenta un indice di massa corporea (BMI) nella norma. Il dato emerge dal progetto ABCD University Students, condotto su 495 giovani e presentato a Palermo durante il XIII Congresso nazionale della Società italiana dell'obesità (SIO). Secondo i ricercatori, nei giovani adulti la valutazione del rischio metabolico non dovrebbe basarsi esclusivamente sul peso corporeo.
Nell'indagine, le alterazioni del profilo metabolico sono state riscontrate nel 9,3% del campione, pari a 46 studenti. Di questi, 19 erano normopeso, corrispondenti al 41,3% dei soggetti con alterazioni identificate.
«Questo dimostra come un rischio cardiovascolare o metabolico significativo possa nascondersi anche dietro un ago della bilancia rassicurante e una silhouette apparentemente magra», commenta Silvio Buscemi, presidente SIO, autore dello studio e professore ordinario di nutrizione clinica all'Università di Palermo.
La ricerca ha confrontato il BMI con il rapporto vita/altezza (WHtR), parametro utilizzato per valutare l'adiposità addominale. Nei partecipanti normopeso, il rapporto vita/altezza non è risultato in grado di distinguere i soggetti con alterazioni metaboliche da quelli con un profilo metabolico nella norma. La percentuale di massa grassa è risultata invece il parametro maggiormente discriminante.
L'indagine ha adottato una valutazione multidisciplinare comprendente peso, altezza, composizione corporea, abitudini alimentari, attività fisica, parametri biochimici, presenza di steatosi epatica e qualità della vita.
Secondo la SIO, questi risultati non ridimensionano il ruolo del BMI, che rimane uno strumento di screening rapido, semplice ed economico. Nei giovani adulti e nei soggetti con particolari fattori di rischio, tuttavia, può essere necessario affiancarlo a ulteriori valutazioni.
«Il messaggio del nostro studio non è certo quello di mettere in discussione il ruolo del BMI e della bilancia, che rappresentano e rimangono il primo gradino fondamentale della valutazione clinica», precisa Buscemi. «Tuttavia, nei giovani adulti e in particolari categorie a rischio, il primo step non può essere anche l'ultimo».
La SIO richiama inoltre l'attenzione sul periodo universitario, durante il quale possono modificarsi le abitudini alimentari, i livelli di attività fisica e la sedentarietà, anche in relazione allo stress e ai cambiamenti dello stile di vita.
L'identificazione precoce delle alterazioni metaboliche, sottolinea Buscemi, può consentire interventi preventivi personalizzati anche quando il peso corporeo non evidenzia un eccesso ponderale.
I risultati indicano quindi l'utilità di integrare, quando clinicamente appropriato, la misurazione del BMI con l'analisi della composizione corporea e del profilo metabolico, senza sostituire lo screening antropometrico di base.