Una dieta ricca di grassi potrebbe contribuire ad aggravare le manifestazioni della sclerosi multipla attraverso alterazioni del microbiota intestinale, dell'attività immunitaria e della trasmissione nervosa. È quanto emerge da uno studio condotto dall'IRCCS Neuromed di Pozzilli, dall'Università di Roma Tor Vergata e da altri centri di ricerca, pubblicato sul Journal of Neuroinflammation. La ricerca ha combinato osservazioni cliniche su pazienti ed esperimenti su modelli animali.
La componente clinica ha coinvolto 226 persone con sclerosi multipla recidivante-remittente. Valori più elevati di indice di massa corporea, trigliceridi e colesterolo sono risultati associati a una maggiore disabilità alla diagnosi. In un sottogruppo di 101 pazienti sono stati misurati i livelli di glutammato nel liquido cerebrospinale. Nei soggetti in sovrappeso o con obesità, concentrazioni più elevate del neurotrasmettitore tendevano a corrispondere a una maggiore disabilità, sia alla diagnosi sia dopo un anno. L'associazione non è emersa nei pazienti normopeso.
«Il glutammato è essenziale per la comunicazione tra neuroni. Quando però la sua azione diventa eccessiva o si prolunga nel tempo, può compromettere il funzionamento delle sinapsi», spiega Francesca De Vito, ricercatrice dell'IRCCS Neuromed e dell'Istituto di Biologia e Patologia Molecolari del CNR.
Negli esperimenti su modelli animali di sclerosi multipla, una dieta ricca di grassi ha aggravato i disturbi motori e modificato la composizione del microbiota intestinale. I ricercatori hanno osservato una maggiore attivazione dei linfociti T e un aumento della permeabilità della barriera ematoencefalica, con conseguente incremento dell'ingresso delle cellule immunitarie nel tessuto cerebrale.
Questi cambiamenti sono stati associati ad alterazioni della trasmissione nervosa mediata dal glutammato. Alcune anomalie sinaptiche sono comparse anche negli animali senza malattia autoimmune indotta, suggerendo una possibile vulnerabilità delle connessioni nervose legata alla dieta nelle condizioni sperimentali studiate.
I ricercatori hanno quindi valutato possibili interventi. Un trattamento farmacologico diretto a impedire l'ingresso dei linfociti T nel cervello ha ridotto le alterazioni della comunicazione neuronale. Negli animali alimentati con dieta ricca di grassi, la somministrazione combinata di prebiotici e probiotici ha ridotto l'accumulo di cellule immunitarie nel cervello e migliorato alcuni parametri della trasmissione nervosa e i disturbi motori.
«I risultati del nostro studio aiutano a comprendere come condizioni metaboliche, microbiota intestinale e sistema immunitario possano concorrere alle alterazioni della comunicazione tra neuroni nella sclerosi multipla», commenta Diego Centonze, vicedirettore scientifico dell'IRCCS Neuromed e professore ordinario di Neurologia all'Università di Roma Tor Vergata.
Le osservazioni cliniche non dimostrano un rapporto causale tra dieta e progressione della malattia. Anche i benefici della modulazione del microbiota devono essere verificati nell'uomo. A questo scopo è in corso uno studio clinico randomizzato che valuta se la supplementazione con prebiotici e probiotici possa modificare la risposta neuronale agli stimoli e migliorare le condizioni cliniche delle persone con sclerosi multipla.