Durante la terapia con antibiotici ad ampio spettro gli alimenti ricchi di zuccheri si associano a una perdita di diversità microbica più marcata e all'espansione del genere Enterococcus. È il messaggio di uno studio, pubblicato su Nature, che individua negli zuccheri semplici un amplificatore della disbiosi, clinicamente interessante: si tratta infatti di un fattore modificabile a costo nullo.
Il punto nuovo è l'interazione. Il consumo di dolci e bevande zuccherate, isolatamente, non mostra alcuna associazione con la diversità del microbiota: emerge soltanto quando si sovrappone a un'esposizione recente agli antibiotici. Lo stesso alimento risulta neutro su una comunità in equilibrio e diventa dannoso su una comunità già destrutturata dal farmaco.
Il disegno sfrutta come esperimento naturale il ricovero per trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche: degenze lunghe, antibiotici frequenti e pasti forniti dalla cucina ospedaliera. Dopo ogni portata il paziente registrava la quota consumata, dato incrociato con ricetta e composizione nutrizionale dell'alimento. Sono stati tracciati 9.419 pasti di 173 adulti con neoplasie ematologiche; in 158 i consumi sono stati appaiati a 1.009 campioni fecali seriati, profilati con 16S rRNA. Tutti avevano ricevuto almeno un antibiotico e 138 su 173 erano passati ad ampio spettro per febbre neutropenica, batteriemia o infezione da Clostridioides difficile.
Per ogni 100 grammi aggiuntivi di alimenti del gruppo "zuccheri, dolci e bevande" consumati sotto antibiotico il modello stima una riduzione ulteriore del 24,1% della diversità fecale rispetto ai campioni non esposti; l'analisi per macronutrienti conferma la direzione, con -20,6% ogni 100 grammi di zuccheri. L'associazione ha retto alla correzione per malattia di base, comorbidità, gravità clinica e apporto calorico totale. Parallelamente la composizione si spostava verso profili dominati da Enterococcus faecium, patobionte responsabile di batteriemie resistenti e già correlato a GVHD e mortalità. Tra gli alimenti più implicati ci sono le bevande formulate e con zuccheri aggiunti: proprio i prodotti raccomandati al trapiantato quando mucosite e nausea compromettono l'alimentazione.
Sugli esiti, nei pazienti con apporto di zuccheri sopra la mediana ogni giorno aggiuntivo di antibiotico si associava a un aumento del 12% del rischio di morte. Nel modello murino il saccarosio amplifica di oltre dieci volte l'espansione enterococcica indotta dal carbapenemico, ma non produce effetti senza antibiotico.
La parte clinica resta osservazionale e monocentrica, su una popolazione selezionata e in profilassi antibiotica pressoché universale: l'interazione riguarda l'escalation ad ampio spettro, non l'antibiotico in sé, e il dato non è trasferibile al paziente ambulatoriale in terapia breve. Resta un'indicazione circoscritta: nel paziente oncoematologico o critico in terapia prolungata la composizione del supporto nutrizionale orale non è neutra, anche in ottica di contenimento delle batteriemie da enterococco resistente.
Lo studio identifica dunque negli zuccheri semplici un amplificatore modificabile del danno antibiotico al microbiota, ma non dimostra che ridurli migliori gli esiti: serviranno trial prospettici per stabilire se una limitazione temporanea degli zuccheri aggiunti durante la terapia antibiotica si traduca in un beneficio clinico misurabile.