Malnutrizione, elevato rischio nutrizionale, riduzione significativa dell’apporto alimentare o impossibilità ad alimentarsi per più di cinque giorni sono le condizioni che devono portare a considerare un intervento nutrizionale. Sono le indicazioni della nuova consensus Global Leadership Initiative on Indications to Nutritional Therapy and Support (GLINTS), presentata al 48° Congresso della European Society for Clinical Nutrition and Metabolism (ESPEN), concluso nei giorni scorsi a Berlino. Il documento mette a sistema le evidenze disponibili e le traduce in indicazioni operative per stabilire quando iniziare la terapia o il supporto nutrizionale.
Secondo il consenso, l’intervento deve essere considerato in presenza di malnutrizione diagnosticata secondo criteri validati o di un rischio elevato di malnutrizione. L’indicazione può però derivare anche dalla riduzione dell’assunzione di cibo. È il caso di un apporto pari a circa la metà o meno di quello abituale nell’ultima settimana, oppure di una riduzione protratta per oltre due settimane in presenza di malattia, infiammazione o importanti disturbi gastrointestinali. Un’altra condizione indicata è l’impossibilità ad alimentarsi per più di cinque giorni.
«Per anni abbiamo parlato dell’importanza dello screening per identificare la malnutrizione o il rischio nutrizionale, ma il risultato dello screening rischiava di rimanere un dato a sé», spiega Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo (SINPE). Con GLINTS, aggiunge, «l’identificazione di una condizione di malnutrizione, di un elevato rischio o di un apporto alimentare insufficiente diventa un’indicazione a considerare la terapia o il supporto nutrizionale».
La consensus fornisce indicazioni anche sulla modalità di intervento. La nutrizione enterale attraverso sonda va considerata quando il paziente assume per bocca meno del 50% del fabbisogno di energia e nutrienti e non si prevede un miglioramento significativo. Quando possibile e sicura, l’alimentazione orale deve comunque essere mantenuta. La nutrizione parenterale è invece indicata in presenza di insufficienza intestinale. Può essere aggiunta alla nutrizione orale o enterale quando queste, anche dopo un’adeguata ottimizzazione, non permettono di raggiungere il fabbisogno nutrizionale.
«Non dobbiamo aspettare che la malnutrizione diventi conclamata», sottolinea Lezo. Secondo la presidente SINPE, quando gli apporti si riducono in modo significativo è già necessario valutare se e come intervenire con una terapia nutrizionale. GLINTS punta così a collegare la valutazione del rischio alla successiva decisione clinica.