Un ridotto consumo di alimenti ultraprocessati associato a una regolare attività fisica moderata-intensa è collegato a un rischio più basso di sviluppare diabete tipo 2 anche nelle persone con un'elevata predisposizione genetica. È quanto emerge da uno studio che sarà presentato all'Annual Meeting della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in programma a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre 2026.
I ricercatori della City University of Hong Kong hanno analizzato i dati di 56.964 adulti inclusi nella UK Biobank, con un'età media di 69,5 anni. Il consumo di alimenti ultraprocessati è stato valutato secondo il sistema Nova, mentre l'attività fisica moderata-intensa è stata misurata attraverso dispositivi indossati al polso per una settimana. La predisposizione al diabete tipo 2 è stata stimata attraverso dati genetici.
Durante un follow-up medio di 7,8 anni, 926 partecipanti hanno sviluppato diabete tipo 2. Ogni incremento del 10% della quota in peso di alimenti ultraprocessati nella dieta è risultato associato a un aumento del 7% del rischio. Al contrario, i partecipanti che raggiungevano la raccomandazione dell'Organizzazione mondiale della sanità di almeno 150 minuti settimanali di attività fisica moderata-intensa presentavano un rischio inferiore del 39% rispetto a chi svolgeva meno attività.
L'associazione è stata osservata anche nei soggetti con maggiore predisposizione genetica. In questo gruppo, un basso consumo di alimenti ultraprocessati, pari a circa l'11% o meno dell'alimentazione complessiva in peso, è risultato associato a una probabilità di diabete tipo 2 inferiore del 35%. Il raggiungimento dei livelli raccomandati di attività fisica è stato associato a una riduzione del rischio del 33%.
Considerando insieme i due comportamenti, l'associazione risultava ancora più marcata. Basso consumo di ultraprocessati e attività fisica moderata-intensa erano associati a un rischio di diabete tipo 2 inferiore del 49% nelle persone con elevata predisposizione genetica, del 70% in quelle con predisposizione intermedia e del 59% in quelle con bassa predisposizione.
«Il nostro studio indica che i geni non sono il nostro destino», afferma Wenxin Xu, della City University of Hong Kong, che ha coordinato la ricerca. Secondo Xu, anche nelle persone con elevata suscettibilità genetica, un minore consumo di alimenti ultraprocessati e una regolare attività fisica moderata-intensa sono risultati associati a un rischio sostanzialmente inferiore di sviluppare la malattia.
Gli autori sottolineano tuttavia che si tratta di uno studio osservazionale, che non permette di stabilire un rapporto di causa-effetto. I risultati sono basati sull'abstract 296 del congresso EASD. Il lavoro è stato accettato dalla rivista Diabetes, ma non è ancora disponibile nella versione pubblicata. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.