L'obesità grave a esordio precoce nei bambini e negli adolescenti potrebbe dipendere, in alcuni casi, dall'azione combinata di più varianti genetiche e non soltanto dall'alterazione di un singolo gene. È quanto emerge da uno studio coordinato da Emanuele Miraglia del Giudice, professore ordinario di Pediatria all'Università della Campania Luigi Vanvitelli, presentato a Palermo durante il Congresso nazionale della Società italiana dell'obesità (SIO).
La ricerca, condotta da Giuseppina Rosaria Umano, ha analizzato il DNA di 400 bambini e adolescenti con obesità grave insorta in età precoce, esaminando 79 geni coinvolti nel controllo del peso corporeo. I ricercatori hanno identificato varianti genetiche rare in oltre metà dei pazienti. Circa due su dieci presentavano più di un'alterazione, mentre in circa un terzo dei casi valutabili sono emerse combinazioni di varianti compatibili con un possibile modello di ereditarietà oligogenica, nel quale più geni contribuiscono al rischio individuale.
«In alcuni pazienti la predisposizione all'obesità potrebbe derivare non da un singolo difetto genetico, ma dall'azione combinata di un piccolo gruppo di geni», spiega Miraglia del Giudice. «Alterazioni che, prese singolarmente, possono avere un effetto modesto, ma che insieme potrebbero contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia».
I risultati suggeriscono quindi una maggiore complessità genetica dell'obesità pediatrica rispetto ai modelli basati sull'alterazione di un singolo gene. L'ipotesi dovrà tuttavia essere confermata attraverso ulteriori studi funzionali di laboratorio, necessari per chiarire il contributo delle varianti individuate allo sviluppo della patologia.
Secondo Silvio Buscemi, presidente della SIO e professore ordinario di Nutrizione clinica all'Università di Palermo, la ricerca evidenzia l'importanza di considerare i meccanismi biologici sottostanti all'obesità, oltre ai parametri antropometrici. La regolazione cerebrale della sazietà e la risposta metabolica possono infatti differire tra pazienti che presentano caratteristiche corporee simili.
«Questo studio rappresenta un primo passo verso l'identificazione di differenti profili genetici di pazienti e apre la prospettiva, in futuro, di integrare le informazioni genetiche per rendere i percorsi di cura sempre più personalizzati», sottolinea Miraglia del Giudice.
Il tema assume rilievo anche alla luce dei dati epidemiologici nazionali. Secondo la sorveglianza OKkio alla SALUTE dell'Istituto superiore di sanità (Iss), richiamata dalla SIO, il 19% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità, di cui il 2,6% in forma grave.
Per gli autori, una migliore comprensione dei diversi profili biologici potrebbe contribuire, in prospettiva, a sviluppare percorsi diagnostici e terapeutici più personalizzati. I risultati presentati rappresentano tuttavia una prima fase di ricerca e non definiscono ancora nuove indicazioni per la pratica clinica.