Il 70,9% dei bambini e adolescenti con balbuzie coinvolti in uno studio italiano ha riferito di aver subito episodi di derisione o discriminazione legati al proprio modo di parlare, un fenomeno definito voice shaming. Gli episodi si verificano prevalentemente a scuola, iniziano in media intorno ai 9 anni e possono influenzare il comportamento e la partecipazione alle attività quotidiane. Sono i risultati di una ricerca pubblicata su Frontiers in Social Psychology, presentata in occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulla balbuzie del 22 ottobre.
Lo studio, intitolato Voice shaming: when speech becomes a target. Preliminary insights among youth who stutter, ha coinvolto 110 bambini e adolescenti tra i 7 e i 16 anni con diagnosi di balbuzie, seguiti dal Centro Medico Vivavoce di Milano, insieme ai loro genitori. La ricerca è stata condotta da un gruppo multidisciplinare dell'Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi, dell'Università degli Studi di Milano, del Centro Medico Vivavoce, dell'Università eCampus e dell'Università Vita-Salute San Raffaele. I partecipanti provenivano da 53 province italiane.
L'imitazione della voce è risultata la forma più frequente di derisione, riferita nell'82,1% dei casi, seguita da sguardi e risate (46,2%), commenti negativi (34,6%) ed esclusione dal gruppo (21,8%). La scuola rappresenta il principale contesto degli episodi (80,8%) e nel 92,3% dei casi gli autori sono compagni conosciuti. Il coinvolgimento degli adulti è stato segnalato nel 6,4% dei casi.
Sebbene il 71,8% dei ragazzi abbia riferito uno o due episodi nell'arco della vita, il 39,7% ha modificato il proprio modo di parlare per evitare ulteriori prese in giro e il 29,5% ha rinunciato ad attività o giochi.
Anche le osservazioni dei genitori indicano possibili conseguenze sul comportamento e sul benessere emotivo. Il 67,1% ha riferito cambiamenti comportamentali, come la tendenza a evitare persone o luoghi e difficoltà nella socializzazione, mentre il 69,9% ha osservato modificazioni dell'umore, soprattutto tristezza, irritabilità e ansia. Il 94,5% dei genitori ritiene che gli episodi abbiano danneggiato l'autostima e il benessere emotivo del figlio.
«A differenza del bullismo tradizionale, che si definisce per la ripetizione degli atti, il voice shaming ferisce anche quando accade una sola volta», ha spiegato Jubin Abutalebi, neurologo e direttore sanitario del Centro Medico Vivavoce, tra gli autori dello studio. «Non conta quante volte succede, ma il significato che ha per chi lo subisce: essere colpiti proprio mentre si cerca di comunicare».
La ricerca ha esaminato anche le risposte delle famiglie e delle istituzioni scolastiche. Il 97,3% dei genitori ha dichiarato di essersi attivato per aiutare il figlio, attraverso il dialogo, il coinvolgimento degli insegnanti o l'avvio di un percorso di supporto. Solo nel 19,2% dei casi, tuttavia, la scuola ha adottato misure specifiche.
«La scuola è il luogo in cui il voice shaming nasce ed è lì che dobbiamo intervenire», ha dichiarato Giovanni Muscarà, presidente dell'Associazione Vivavoce. «Serve formare insegnanti ed educatori a riconoscere anche le forme più sottili di derisione, come l'imitazione, e portare il rispetto per ogni voce nei programmi contro il bullismo».
I risultati documentano la frequenza degli episodi e le conseguenze riferite dai partecipanti e dalle famiglie nel campione esaminato. Lo studio fornisce elementi per approfondire il ruolo della scuola e degli interventi di supporto nei bambini e negli adolescenti con balbuzie.