Limitare la raccomandazione della vaccinazione contro l'epatite B alla nascita ai soli neonati da madri positive al virus o con stato infettivo sconosciuto potrebbe lasciare alcuni bambini esposti a fonti di contagio presenti nell'ambiente familiare. È quanto suggerisce uno studio condotto su 158.000 bambini della California settentrionale, presentato a Washington durante IDWeek, il congresso annuale dedicato alle malattie infettive, e riportato da Reuters Health Rounds.
I ricercatori hanno individuato oltre 2.000 bambini che vivevano in nuclei familiari nei quali almeno una persona presentava un'infezione attiva da virus dell'epatite B (HBV). In circa il 58% di questi casi, la persona infetta non era la madre del bambino.
Il risultato assume rilievo alla luce delle nuove raccomandazioni dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, che hanno modificato la precedente indicazione di vaccinare universalmente i neonati contro l'epatite B alla nascita. Secondo le nuove linee guida, la vaccinazione alla nascita è raccomandata per i figli di madri positive all'HBV o con stato infettivo sconosciuto.
«Un bambino può essere esposto all'epatite B attraverso chiunque abbia un'infezione attiva, non soltanto attraverso la madre», ha dichiarato Karen Jacobson, responsabile dello studio presso Kaiser Permanente, secondo quanto riportato da Reuters.
Per decenni, negli Stati Uniti, i CDC hanno raccomandato la vaccinazione contro l'epatite B alla nascita per tutti i neonati. La modifica delle indicazioni, introdotta nell'ambito della revisione delle politiche vaccinali promossa dal segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., ha limitato la raccomandazione universale sulla prima dose.
Il virus dell'epatite B può essere trasmesso attraverso il contatto con fluidi corporei, tra cui sangue, lacrime e saliva, e può sopravvivere sulle superfici fino a una settimana. L'infezione può risolversi spontaneamente, ma diventa cronica in oltre il 90% dei neonati che contraggono il virus e fino al 50% dei bambini piccoli infettati.
L'HBV rappresenta inoltre la principale causa di tumore del fegato a livello mondiale.
«Nessuno conosce lo stato infettivo di tutte le persone con cui un bambino può entrare in contatto, e vaccinare i neonati alla nascita protegge dalle fonti di trasmissione potenziali, note e sconosciute», ha sottolineato Jacobson.
I risultati presentati a IDWeek documentano quindi la presenza di possibili fonti di esposizione familiare diverse dalla madre. Lo studio, per come riportato da Reuters, non misura tuttavia l'incidenza delle infezioni nei bambini né gli effetti già prodotti dalle nuove raccomandazioni vaccinali statunitensi.