L’appropriatezza prescrittiva non può essere valutata fermandosi al costo del singolo farmaco. Occorre considerare gli effetti della terapia sull’intero percorso di cura e misurare quanta salute produce, quali eventi evita, quali ricoveri può contribuire a prevenire e quale impatto ha sulla qualità di vita del paziente. È questa la prospettiva indicata da Walter Marrocco, responsabile scientifico FIMMG, intervistato da Sanità33 a margine del congresso FIMMG di Villasimius. "Se vado a fare una valutazione del costo della prescrizione è una scorciatoia per avere dei dati numerici. Se invece vado a valutare quello che realizza in efficacia e in efficienza una prescrizione nel percorso di cura del paziente è totalmente diverso", spiega Marrocco. La proposta della FIMMG è quindi superare la valutazione della singola prescrizione e considerare l'intero percorso assistenziale. "Questo significa non lavorare più per silos", sottolinea Marrocco, includendo nella valutazione anche le ricadute della prescrizione in termini di prevenzione, risparmi sulle ospedalizzazioni e altri esiti di salute. Un approccio più complesso, osserva, perché deve tenere conto anche del contesto sociale nel quale vive il paziente, che può modificare gli esiti della stessa scelta terapeutica. Il tema è stato al centro della tavola rotonda "La sfida dell'appropriatezza al bivio tra rapporto di fiducia e sostenibilità di sistema", organizzata nell'ambito del congresso FIMMG-Metis. Il confronto ha riunito rappresentanti della Medicina generale, delle Regioni, di AIFA, del Governo e dell'industria farmaceutica.
Per Marrocco, appropriatezza e sostenibilità possono convivere solo se la valutazione non viene ridotta al costo del farmaco. Nel suo intervento al panel ha sottolineato come l'appropriatezza non significhi semplicemente prescrivere meno, ma considerare efficacia, sicurezza, aderenza e persistenza, senza trascurare il rischio opposto del sottotrattamento. "Dobbiamo andare dal concetto di appropriatezza della prescrizione all'appropriatezza del percorso", ha ribadito. La stessa logica, secondo Marrocco, dovrebbe guidare l'utilizzo dei dati sulle prescrizioni. Oggi, spiega a Sanità33, il problema non è la disponibilità delle informazioni, ma il modo in cui vengono restituite al medico. "Se io voglio tenere a bordo il medico come un driver dell'efficacia generale della prescrizione allora gli do delle informazioni. Se invece lo voglio soltanto sottoporre a una verifica di tipo contabile ovviamente basta il numero e la valorizzazione di tipo ragionieristico". Il dato prescrittivo, quindi, dovrebbe diventare uno strumento di clinical governance e non soltanto di controllo. È un passaggio che Marrocco aveva già evidenziato durante il panel, contestando l'utilizzo puramente ragionieristico dei dati regionali per costruire audit e sottolineando la necessità di restituire al medico informazioni che gli consentano di confrontare le proprie scelte e individuare eventuali margini di miglioramento. Da qui si arriva anche al rapporto con il paziente. Per Marrocco, il medico deve recuperare "autorevolezza, non autorità", per evitare che le aspettative del cittadino si trasformino automaticamente in richieste di prescrizione. "Il medico deve recuperare in autorevolezza e riconoscimento di questa sia verso il Servizio sanitario nazionale e regionale ma anche verso il paziente perché anche il paziente deve ritornare a essere un po' più responsabile", afferma nell'intervista.
Il tema assume un peso particolare considerando la dimensione dell'attività prescrittiva della Medicina generale. Nel 2025, secondo i dati illustrati da Marrocco al congresso, i medici di famiglia hanno prodotto 575,7 milioni di ricette. "Dietro le ricette c'è un lavoro, c'è un contatto", sottolinea, richiamando la mole di attività che accompagna la prescrizione e la relazione con il paziente. Il punto, per FIMMG, è quindi ridefinire il ruolo del medico di famiglia nel governo delle risorse. Non un semplice controllore della spesa, ma un professionista chiamato a tenere insieme appropriatezza, qualità delle cure, sostenibilità e personalizzazione. Nel panel è stato inoltre richiamato il tema della responsabilità prescrittiva e dell'evoluzione degli strumenti regolatori. Marrocco ha evidenziato l'evoluzione delle note di indirizzo prescrittivo, che possono diventare strumenti di supporto alla scelta clinica anziché semplici vincoli amministrativi. "Demandando nuovamente fortemente a te la responsabilità scientifica dell'essere medico", ha spiegato. Accanto a Marrocco, Carlo Curatola, componente dell'Esecutivo nazionale FIMMG, ha richiamato il tema del tempo di cura e della necessità di liberare il medico dalle attività improprie per consentirgli di concentrarsi sulla relazione con il paziente. Massimo Fabi, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, ha portato l'esperienza dell'Emilia-Romagna sulla misurazione dell'appropriatezza attraverso obiettivi e dati, mentre gli altri partecipanti hanno affrontato il rapporto tra sostenibilità, innovazione e ruolo del medico nel Servizio sanitario nazionale.
Anna Capasso