Il Premio Nobel per la Medicina 2026 assegnato a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per gli studi che hanno portato allo sviluppo dell’optogenetica riconosce una scoperta che ha fornito alla ricerca nuovi strumenti per studiare il funzionamento dei circuiti cerebrali. A sottolinearne le possibili ricadute per la neurologia è la Società Italiana di Neurologia (SIN), in una nota diffusa il 6 ottobre.
«Questo Nobel premia un avanzamento che ha permesso di osservare il cervello con una precisione prima impensabile», afferma Mario Zappia, presidente della Società Italiana di Neurologia. Per Zappia, il valore della scoperta per la neurologia non riguarda soltanto la tecnologia sviluppata, ma soprattutto le conoscenze che ha reso possibili.
L’optogenetica ha infatti permesso di approfondire lo studio dei circuiti cerebrali e delle reti neuronali coinvolte in diverse condizioni neurologiche. Secondo la SIN, questo approccio ha consentito di indagare con maggiore accuratezza i meccanismi alla base di funzioni complesse come movimento, apprendimento, memoria e comportamento.
Il punto centrale, per la società scientifica, è la possibilità di comprendere meglio il rapporto tra alterazioni dei circuiti cerebrali e manifestazioni cliniche. «Molti sintomi che osserviamo quotidianamente, dal tremore ai disturbi della memoria, dalle crisi epilettiche alle alterazioni del movimento, sono l'espressione di circuiti cerebrali che funzionano in modo anomalo. Comprendere questi meccanismi significa comprendere meglio la malattia», sottolinea Zappia.
La prospettiva indicata dalla SIN è quella di una neurologia sempre più orientata allo studio del funzionamento delle reti cerebrali, oltre alla descrizione dei sintomi e alla localizzazione delle lesioni.
«L'obiettivo è comprendere come dialogano tra loro i circuiti del cervello e cosa accade quando questo equilibrio si altera», conclude Zappia. Secondo il presidente della SIN, da queste conoscenze «possono nascere nuovi approcci diagnostici e, in prospettiva, nuove opportunità terapeutiche».