Un elevato consumo di alimenti ultra-processati è risultato associato a un aumento del rischio di declino cognitivo e demenza in uno studio longitudinale pubblicato sull'American Journal of Public Health. L'analisi, condotta su oltre 5.000 adulti statunitensi di età superiore ai 50 anni, suggerisce inoltre che, tra le diverse categorie di alimenti ultra-processati, la carne processata sia quella maggiormente associata agli esiti cognitivi sfavorevoli.
Lo studio ha incluso 5.370 partecipanti dell'Health and Retirement Study dell'Università del Michigan, seguiti dal 2013 al 2020. Sono stati arruolati adulti di età superiore ai 50 anni ed esclusi i soggetti con declino cognitivo preesistente o diagnosticato nei primi due anni di follow-up.
Le abitudini alimentari sono state valutate mediante l'Harvard Food Frequency Questionnaire e gli alimenti classificati secondo il sistema Nova, che distingue gli alimenti in base al grado di trasformazione industriale. La funzione cognitiva è stata valutata ogni due anni e classificata secondo la scala Langa-Weir nelle categorie di funzione cognitiva normale, declino cognitivo senza demenza e demenza.
Dopo un follow-up mediano di quasi nove anni, rispetto ai partecipanti con il consumo più basso di alimenti ultra-processati, quelli con il consumo più elevato presentavano un rischio maggiore di demenza (1,58 volte), di declino cognitivo senza demenza (1,46 volte) e del rischio combinato dei due esiti (1,47 volte). Tra le diverse categorie di alimenti ultra-processati, solo la carne processata risultava associata in modo indipendente a tutti e tre gli esiti, con un rischio di demenza 2,25 volte maggiore nel quintile di consumo più elevato. Al contrario, un maggiore consumo di alimenti minimamente processati era associato a un rischio inferiore di deterioramento cognitivo.
Trattandosi di uno studio osservazionale, i risultati descrivono un'associazione e non consentono di stabilire un nesso causale; gli autori sottolineano inoltre che un'alimentazione ricca di cibi ultra-processati riflette spesso una dieta di scarsa qualità complessiva, che potrebbe a sua volta contribuire al declino cognitivo. Nonostante questi limiti, i dati supportano l'indicazione a porre maggiore attenzione alla qualità della dieta per un invecchiamento cognitivo sano, privilegiando prodotti minimamente processati e riducendo il consumo di ultra-processati, in particolare le carni.