Un programma di pasti personalizzati prescritti nell'ambito della presa in carico clinica è risultato associato a una riduzione del 31% dei ricoveri ospedalieri e del 20% degli accessi al pronto soccorso in pazienti con patologie correlate all'alimentazione e insicurezza alimentare. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Medicine, condotto su 1.866 beneficiari del programma Medicaid del Massachusetts.
La ricerca, coordinata dalla Tufts University, ha confrontato gli esiti di 1.866 persone che hanno ricevuto pasti preparati e consegnati a domicilio, personalizzati da un dietista in base alla patologia, con quelli di 1.372 soggetti eleggibili ma non inseriti nel programma. I partecipanti presentavano condizioni sensibili alla dieta e insicurezza alimentare e sono stati seguiti in 11 sistemi sanitari del Massachusetts tra il 2020 e il 2023.
I pasti venivano consegnati una volta alla settimana e adattati alle condizioni cliniche, alle comorbidità e alle preferenze alimentari dei pazienti. La durata media del programma è stata di 6,7 mesi. Durante il periodo di trattamento, oltre alla riduzione di ricoveri e accessi al pronto soccorso, lo studio ha rilevato una diminuzione dei costi sanitari pari a 3.433 dollari per paziente. Secondo gli autori, il risparmio ha compensato il 98% dei costi del programma alimentare.
Le riduzioni dei costi sono risultate più marcate nei pazienti con malattie cardiovascolari, diabete, insufficienza renale cronica, depressione o elevata complessità clinica. Al contrario, non sono state osservate differenze nel numero di visite di medicina primaria, dato che secondo gli autori indica il mantenimento del normale accesso alle cure territoriali.
Commentando lo studio, Alessandro Laviano, direttore della Nutrizione clinica dell'Azienda ospedaliero-universitaria Sant'Andrea di Roma, ha sottolineato che «l'integrazione di cibo sano nella cura clinica può migliorare rapidamente la salute dei pazienti più fragili e ridurre anche i costi per il sistema sanitario». Secondo Laviano, il modello utilizzato nello studio potrebbe essere sperimentato anche in Italia attraverso percorsi nutrizionali personalizzati inseriti nella pratica clinica