L'OMS ha pubblicato le prime linee guida cliniche per la gestione della malattia da filovirus, un documento che per la prima volta unifica in un unico framework tutti i sierotipi di Ebola e il virus Marburg. Le linee guida, articolate in 16 raccomandazioni evidence-based, sono state sviluppate attraverso consultazioni globali tra esperti e traducono in indicazioni pratiche le lezioni apprese dai più recenti focolai epidemici. La pubblicazione coincide con l'epidemia in corso nella Repubblica Democratica del Congo da virus Bundibugyo.
Le linee guida sono indirizzate primariamente agli operatori sanitari di prima linea, con l'obiettivo di armonizzare gli approcci clinici e supportare amministratori e decisori nella pianificazione della risposta ai focolai attraverso l'adeguata disponibilità di presidi, strumentazione biomedica, supporto laboratoristico e risorse umane. Il documento integra e aggiorna le precedenti linee guida OMS specifiche per la malattia da virus Ebola.
La letalità delle malattie da filovirus varia tra il 25% e il 90% nelle forme più severe. Dal sono stati segnalati in Africa 72 focolai di malattia da Ebola e Marburg, con impatto clinico, socioeconomico e psicologico rilevante sulle comunità colpite. Per la malattia da virus Bundibugyo, come per gli altri filovirus privi di terapie specifiche approvate, il riconoscimento precoce, il rinvio rapido e l'ottimizzazione della cura di supporto rimangono i pilastri fondamentali della gestione clinica.
Le linee guida sottolineano che una cura di supporto ottimizzata non solo riduce le complicanze, ma costituisce il prerequisito per la conduzione di ricerche cliniche sui trattamenti antivirali in corso di sviluppo. Il nucleo clinico si articola su cinque aree prioritarie. La prima riguarda il monitoraggio laboratoristico: è raccomandata l'esecuzione di esami prioritari per identificare e gestire complicanze trattabili, in particolare ipoglicemia e alterazioni metaboliche. La seconda riguarda il trattamento della disidratazione, con indicazioni per la reidratazione orale e endovenosa rapida e accurata. La terza affronta la gestione dello shock ipovolemico, con l'uso precoce e calibrato di fluidi endovenosi e farmaci vasoattivi, guidato dal monitoraggio seriale dei parametri vitali e degli indicatori di perfusione. La quarta prevede la terapia antibiotica in presenza di coinfezioni batteriche, inclusa la sepsi batterica. La quinta introduce un modello strutturato di follow-up post-dimissione per i sopravvissuti, finalizzato al supporto al benessere e alla prevenzione di trasmissione legata alla persistenza virale nei guariti.
Il Direttore Generale dell'OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha inquadrato il documento nel contesto più ampio della risposta alle emergenze sanitarie: "L'attuale focolaio da virus Bundibugyo ci ricorda con forza la necessità di una cura medica diligente, olistica e centrata sulla persona, per salvare vite e preservare la dignità umana. Incoraggiamo governi e autorità a integrare queste nuove raccomandazioni nella preparazione e nella risposta ai focolai, per garantire cure di qualità a tutti."