Il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) ha pubblicato una valutazione del rischio che il virus Bundibugyo, agente dell’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) e in Uganda, raggiunga l'Unione Europea attraverso i viaggiatori.
L'epidemia, dichiarata Emergenza di Salute Pubblica di Interesse Internazionale dall'OMS, ha già registrato 635 casi confermati in RDC e 19 casi confermati in Uganda. La vera entità dell'epidemia è verosimilmente sottostimata, a causa delle difficoltà sanitarie intrinseche alle regioni coinvolte.
L'ECDC ha costruito un modello per stimare quante persone nella regione colpita si trovino in stato di esposizione o di infettività in un dato momento, calcolando poi la probabilità che uno di questi individui si imbarchino su un volo diretto verso l'UE/SEE. Il documento è rivolto principalmente alle autorità sanitarie nazionali, ma contiene indicazioni pratiche rilevanti per chiunque si occupi di medicina dei viaggi, malattie infettive, medicina d'urgenza o gestione del rischio infettivologico in ambito ospedaliero.
Il risultato principale è chiaro: si stima mediamente un caso importato ogni 24.000 viaggiatori che partano dalla zona focolaio verso l'Europa, con un range di incertezza che va da 1 ogni 13.000 a 1 ogni 54.000. Per il periodo specifico dall'11 al 25 giugno 2026, la probabilità di almeno un caso importato nell'intera area UE/SEE è stimata attorno allo 0,45%, calcolata nell'ipotesi che in questo periodo viaggino verso l'Europa circa 100 persone dalla zona colpita. L'ECDC specifica che 100 è già un numero alto rispetto ai flussi realmente attesi, tenuto conto della chiusura degli aeroporti locali e dei dati storici sui voli da quella regione, e che la probabilità reale è quindi verosimilmente ancora inferiore.
L’ECDC specifica come lo screening sintomatologico all'ingresso ha una specificità molto bassa. Poiché i sintomi precoci dell'infezione da BDBV (febbre, cefalea, mialgie) si sovrappongono a quelli di molte altre condizioni, qualsiasi screening basato sui sintomi produrrà quindi un numero molto elevato di falsi positivi. Il rischio concreto è quello di innescare isolamenti, test diagnostici e follow-up non necessari, questo non significa che il sospetto clinico non vada mai coltivato, ma vuol dire che la valutazione del rischio deve sempre integrare un'anamnesi che comprenda provenienza geografica e, soprattutto, la storia di eventuali esposizioni senza basarsi sulla sola presentazione sintomatologica.
L’ECDC specifica che queste stime di rischio si applicano esclusivamente alla popolazione generale. Il profilo di rischio degli operatori sanitari, dei volontari e del personale umanitario impegnato nella gestione dell'epidemia è profondamente diverso e richiede modelli e protocolli dedicati con la una gestione considerata caso per caso. Concretamente, un medico o un infermiere di rientro dalle regioni coinvolte, anche se asintomatico, dovrebbe essere valutato con un protocollo specifico che includa la raccolta dettagliata dell'anamnesi epidemiologica, con attenzione al tipo di attività svolta, all'utilizzo corretto dei dispositivi di protezione individuale e all'eventuale esposizione ai pazienti. A questo si aggiunge la necessità di un periodo di sorveglianza attiva dei sintomi, e di un punto di riferimento clinico a cui rivolgersi in caso di comparsa di sintomi nel periodo di incubazione fino a 21 giorni. È opportuno che le strutture ospedaliere e i medici di medicina generale in contatto con personale umanitario di ritorno dalle zone colpite si dotino già ora di un percorso chiaro concordato con le autorità sanitarie regionali per il controllo della malattia.
L'ECDC sottolinea infine che le stime attuali reggono solo se l'epidemia rimane confinata alle aree ora coinvolte. Un'eventuale estensione ad altre regioni, in particolare quelle con aeroporti ben collegati o zone a maggior flusso turistico, renderebbe necessario un aggiornamento immediato della valutazione. In tutti questi casi, il rapporto ECDC andrebbe considerato superato e le valutazioni locali di rischio aggiornate di conseguenza.
Matteo Vian