Dopo l’annuncio della Regione Lombardia sull’aumento del 20% degli stipendi per medici e infermieri impiegati nelle aree di confine con la Svizzera, arriva il commento del sindacato Nursing Up, che giudica positivamente gli incentivi ma li considera insufficienti senza un piano strutturale sul personale.
“Bene gli incentivi per trattenere gli infermieri nelle aree di confine lombarde, ma il meccanismo scelto per finanziarli resta profondamente sbagliato”, afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato.
Secondo Nursing Up, la Lombardia continua a scontare una forte carenza di professionisti sanitari. Il sindacato parla di circa 10.000 infermieri mancanti e sostiene che il differenziale retributivo con il Canton Ticino continui ad alimentare il trasferimento di personale oltreconfine.
“I numeri confermano la crisi: circa 4.300 frontalieri lavorano nel settore sociosanitario in Canton Ticino, il 70% sono italiani, in gran parte infermieri lombardi”, sostiene De Palma, che richiama anche il tema degli stipendi svizzeri, indicati come nettamente superiori rispetto a quelli italiani.
Nel mirino del sindacato c’è soprattutto il meccanismo di copertura economica della misura regionale, che secondo quanto annunciato verrebbe finanziata attraverso un contributo a carico dei cosiddetti “vecchi frontalieri”. Per Nursing Up, questa soluzione non inciderebbe sulle cause strutturali della carenza di personale.
“Non si colma una carenza di 10.000 infermieri mettendo le mani nelle tasche di altri infermieri”, osserva De Palma.
Il sindacato richiama inoltre la situazione delle province di confine, dove il reclutamento del personale resta complesso e il turn over continua a pesare sull’organizzazione dei servizi. Nursing Up cita, a titolo di esempio, il dato delle uscite nella provincia di Varese e la perdita complessiva di professionisti registrata nel 2024.
“Gli incentivi servono, ma non certo i gabelli. Senza investimenti strutturali e valorizzazione economica, la fuga verso la Svizzera continuerà”, conclude De Palma.
La questione riporta al centro il nodo della competitività del Servizio sanitario nazionale nelle aree di frontiera, dove il confronto con i livelli retributivi elvetici incide da anni sulla capacità di trattenere infermieri e altri professionisti sanitari.