La relazione tra qualità del pattern alimentare globale e rischio di patologia cronica trova nuova conferma da un ampio studio prospettico pubblicato sull'European Journal of Nutrition, che dimostra come il rischio di sviluppare diverse patologie croniche non dipenda soltanto da singoli nutrienti o da alimenti isolati, ma dal pattern alimentare complessivo.
Il Prime Diet Quality Score (PDQS) è un indice semplificato costruito per valutare la qualità della dieta sulla base dei consumi di specifici gruppi di alimenti: 15 sani (tra cui verdura, frutta, legumi, frutta secca e semi, cereali integrali, pesce, carni avicole, oli vegetali e latticini magri), 7 "poco sani" (tra cui carne rossa, carni lavorate, cereali raffinati, dolci, bevande zuccherate e fritti) e 1 neutro (le uova). Il vantaggio operativo rispetto a indici più complessi — come l'HEI o il MED-score — risiede nella derivabilità da recall dietetici standard senza necessità di calcolo nutrizionale dettagliato.
Lo studio ha incluso 124.851 soggetti di età compresa tra 40 e 69 anni, reclutati tra il 2006 e il 2010 e seguiti fino al 2021, con una mediana di circa 12 anni di osservazione. L'obiettivo primario era validare (PDQS) come strumento predittivo di mortalità e morbilità cronica in una popolazione adulta di mezza età.Il PDQS è stato derivato da almeno due recall dietetici. Le analisi sono state condotte con regressione di Cox multivariata, con correzione per fumo, attività fisica e BMI.
Lo studio dimostra che il PDQS raggiunge prestazioni predittive paragonabili a indici di qualità della dieta molto più complessi, confermandone l'applicabilità in contesti epidemiologici e clinici con risorse limitate.
I partecipanti nel quartile più elevato di PDQS presentavano un rischio di mortalità totale inferiore del 20% rispetto a quelli nel quartile più basso, con riduzioni significative per mortalità da cancro (-13%), patologie respiratorie (-44%) e malattie neurodegenerative (-39%), ma senza associazione significativa con la mortalità cardiovascolare. Sul piano della morbilità, un punteggio più elevato si associava a un rischio inferiore di diabete di tipo 2 (-27%), malattie cardiovascolari totali (-12%) e infarto miocardico (-20%), con una riduzione del 14% per l'ictus ischemico al limite della significatività statistica. Per l'apparato respiratorio, il rischio di BPCO risultava inferiore del 20% — dato stabile dopo esclusione dei fumatori correnti — e quello di malattie respiratorie croniche complessive dell'11%. In ambito oncologico, si osservava una riduzione del 6% del rischio di cancro totale e del 25% per il tumore del polmone, senza associazioni significative in altre sedi. Le riduzioni più marcate riguardavano NAFLD (-34%) e malattia renale cronica (-26%); tra gli esiti neuropsicologici, l'unica associazione significativa era con l'ansia (-15%). Nessuna associazione è emersa per eczema, psoriasi, fratture e osteoporosi. Implicazioni cliniche
Lo studio dimostra che il PDQS è uno strumento efficace e affidabile per catturare le associazioni tra dieta e salute, con prestazioni paragonabili a indici molto più complessi, e rafforza l'idea che la qualità complessiva della dieta sia un elemento centrale nella prevenzione delle malattie croniche, rispetto all'attenzione a un singolo componente. Il disegno osservazionale non consente inferenze causali; tuttavia, la numerosità campionaria, la durata del follow-up e la robustezza delle analisi di sensibilità conferiscono solidità alle stime riportate.
Per gli operatori sanitari, il messaggio pratico è duplice: da un lato, la qualità globale dell'alimentazione è un obiettivo di counseling più efficace che non la raccomandazione su singoli alimenti o nutrienti; dall'altro, strumenti come il PDQS possono facilitare la stratificazione del rischio e il monitoraggio degli interventi dietetici anche in setting clinici con risorse limitate.