La diagnosi di celiachia senza biopsia non è più solo un’opzione pediatrica. Le nuove linee guida europee 2025 aprono per la prima volta alla possibilità di estendere l’approccio “biopsy-free” anche agli adulti selezionati. È la principale novità emersa al congresso promosso dalla Federazione Italiana delle Società delle Malattie dell'Apparato Digerente, con una sessione dedicata della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva.
Il criterio è stringente: livelli di anticorpi anti-transglutaminasi IgA superiori a dieci volte la norma, confermati da un secondo prelievo, assenza di sintomi di allarme e gestione in centri specialistici. In queste condizioni, nei pazienti sotto i 45 anni, la biopsia intestinale può essere evitata. Una semplificazione rilevante per un iter diagnostico finora considerato standard. Accanto alla revisione dei criteri diagnostici, si affacciano nuovi strumenti. Tra questi, il dosaggio dell’interleuchina-2 dopo esposizione al glutine, potenziale biomarcatore in grado di aumentare l’accuratezza della diagnosi, anche nei pazienti già in dieta senza glutine.
Resta invariato, invece, il trattamento: la dieta senza glutine è tuttora l’unica opzione terapeutica, anche se circa un paziente su cinque continua a presentare sintomi. In sviluppo farmaci mirati a modulare la risposta immunitaria, ma ancora in fase preliminare. Sul fronte della sanità pubblica, il 2026 segna l’avvio dello screening nazionale combinato per celiachia e diabete di tipo 1, dopo i progetti pilota regionali. L’obiettivo è intercettare il sommerso: in Italia le diagnosi sono circa 280 mila, ma rappresentano meno della metà dei casi stimati. Tra le misure di sistema, anche la dematerializzazione e la circolarità dei buoni per i prodotti senza glutine. Resta però il nodo delle disuguaglianze regionali nell’accesso a diagnosi e assistenza.