La malnutrizione nell’anziano rappresenta una priorità di sanità pubblica e richiede screening sistematici, diagnosi precoce e interventi nutrizionali personalizzati, soprattutto nelle RSA e nelle strutture di lungodegenza. Il tema è stato affrontato al 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu), svoltosi a Bergamo dal 27 al 29 maggio.
Secondo i dati presentati al congresso, l’Italia è oggi il Paese più anziano dell’Unione Europea: gli over 65 sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione, mentre gli ultraottantacinquenni superano i 2,5 milioni.
“La qualità della vita degli anziani è strettamente correlata alla corretta alimentazione”, ha dichiarato la presidente Sinu Anna Tagliabue. “Una delle sfide più rilevanti per la salute pubblica è riconoscere e trattare tempestivamente la malnutrizione”.
Il congresso ha evidenziato come la malnutrizione nell’anziano possa derivare sia da carenze nutrizionali sia da eccesso ponderale, spesso associato a obesità sarcopenica e perdita di autonomia funzionale.
Secondo le stime riportate dalla Sinu, la percentuale di pazienti con malnutrizione conclamata o a rischio di malnutrizione raggiunge il 49% negli ospedali e il 69% nelle strutture di lungodegenza.
“Nelle case di riposo e nelle RSA va implementato un protocollo sistematico di gestione nutrizionale”, ha spiegato Umberto Scognamiglio, consigliere Sinu. “La prima fase è destinata allo screening della malnutrizione, cui devono seguire diagnosi nutrizionale, intervento e monitoraggio nel tempo”.
Tra gli elementi richiamati dagli esperti figurano anche la necessità di migliorare l’ambiente dei pasti, monitorare gli sprechi alimentari e formare caregiver e personale della ristorazione clinica.
Secondo la Sinu, la ristorazione nelle strutture socio-assistenziali deve essere considerata parte integrante della presa in carico dell’anziano, con un ruolo che coinvolge nutrizione, qualità della vita e socializzazione.