Oltre 4 milioni di persone potrebbero convivere con una diagnosi di tumore entro il 2030. Il dato, presentato durante l’ottava edizione del Cracking Cancer Forum a Bari, evidenzia il passaggio progressivo dell’oncologia da gestione della fase acuta a presa in carico di lungo periodo.
Secondo Fabrizio Stracci, presidente AIRTum, l’aumento della prevalenza è legato al miglioramento della sopravvivenza e all’efficacia degli screening. «Si tratta di persone che hanno ricevuto una diagnosi e sono ancora viventi», ha spiegato, indicando la necessità di rafforzare gli interventi di prevenzione e di riorganizzare i percorsi assistenziali.
La crescita dei lungo-sopravviventi modifica la pratica clinica, con un maggiore peso del follow up e della gestione delle fasi successive alla terapia. Alessandro Delle Donne, commissario straordinario dell’Irccs Istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, ha sottolineato l’importanza di un modello che accompagni il paziente dalla diagnosi fino al follow up, garantendo continuità e qualità di vita.
In questo contesto, i percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali assumono un ruolo centrale. Giammarco Surico, coordinatore della Rete oncologica pugliese, ha evidenziato la necessità di completare la fase di follow up per assicurare una presa in carico realmente continuativa.
Un ulteriore elemento di cambiamento riguarda l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei percorsi oncologici. Gianni Amunni, presidente del Forum, ha indicato l’IA come uno strumento da integrare nelle diverse fasi del percorso, dalla prevenzione alla diagnostica fino alla gestione territoriale, mantenendo un approccio critico al suo utilizzo.
L’evoluzione verso una gestione cronica della malattia richiede inoltre una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, con un coinvolgimento crescente delle cure primarie e una maggiore attenzione agli aspetti psicologici e sociali dei pazienti che convivono a lungo con la patologia.