Sedici esperti di nutrizione provenienti da università e centri di ricerca di quattro continenti hanno firmato la terza edizione del documento "Goals in Nutrition Science", pubblicato su Frontiers in Nutrition. La serie, che copre archi quinquennali dal 2015 al 2030 allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'ONU, disegna un'agenda ambiziosa: la scienza della nutrizione deve abbandonare l'approccio riduzionistico centrato sui singoli nutrienti per abbracciare un pensiero sistemico capace di governare la complessità biologica, ambientale e socioeconomica che determina ciò che le persone mangiano.
Sicurezza alimentare, sostenibilità e nutrizione vengono presentate come proprietà inscindibili di un sistema in continua evoluzione plasmato da cambiamenti climatici, incertezza economica e limiti strutturali. Gli autori osservano con preoccupazione che gran parte delle tecnologie promosse negli ultimi anni non ha mantenuto le promesse, e che soluzioni lineari e isolate non sono all'altezza della sfida. L'agenda punta su resilienza, diversità delle filiere, governance e rilocalizzazione delle catene di approvvigionamento.
Il capitolo sugli ultra-processed foods è tra i più densi di implicazioni cliniche. Un recente trial ha dimostrato che una dieta UPF-based produce una perdita di peso inferiore rispetto a un equivalente a minima processazione, suggerendo che il grado di lavorazione industriale agisca indipendentemente dalla qualità dietetica complessiva. Sul piano neurologico, ogni aumento del 10% del consumo di UPF è stato associato a un rischio di deterioramento cognitivo superiore del 16%, con metanalisi che documentano un eccesso di rischio del 25-35% per la demenza nel quintile a più alto consumo. Gli autori indicano come priorità per i prossimi cinque anni la riforma delle linee guida alimentari per includere raccomandazioni esplicite di riduzione degli UPF, e segnalano che nel 2025 l'International Union of Nutritional Sciences ha istituito una task force dedicata per il periodo 2025-2029.
Il documento dedica ampio spazio alla contaminazione da micro e nanoplastiche (MNP), identificandola come una delle sfide più importanti per la sicurezza alimentare. Le fonti di esposizione sono molteplici: dal packaging alimentare alle diverse pratiche domestiche (uso di bustine in plastica, taglieri in plastica, riscaldamento di alimenti in contenitori di polipropilene). Studi clinici hanno associato la presenza di microplastiche nelle placche carotidee a un rischio di eventi cardiovascolari maggiori aumentato di 4,5 volte a tre anni. Gli autori propongono di integrare la rilevazione delle microplastiche nei sistemi HACCP e di investire in tecnologie capaci di ridurre l'esposizione a livello industriale.
Il capitolo sulla diversificazione della dieta affronta con rigore le insidie nutrizionali e tossicologiche dei prodotti plant-based. Le bevande vegetali diverse dalla soia presentano deficit variabili di vitamina B12, B2, calcio, iodio e un rapporto omega-3/omega-6 sfavorevole. Per i prodotti biologici, l’Unione Europea vieta la fortificazione con micronutrienti, rendendo strutturalmente impossibile correggere tali carenze. Sul fronte della sicurezza chimica, nuove analisi hanno rilevato nelle bevande vegetali livelli preoccupanti di micotossine superiori alle soglie di allerta europee, in particolar modo in molte bevande a base di avena. I prodotti a base di seitan risultano i più critici per la contaminazione da tossine di Alternaria e Fusarium: gli autori ne raccomandano un monitoraggio sistematico sconsigliando l’uso nei bambini in età prescolare.
Il documento segnala le implicazioni nutrizionali della rapida diffusione degli agonisti del recettore GLP-1 (GLP-1RA). Questi farmaci modificano le preferenze e i comportamenti alimentari con meccanismi ancora poco compresi con una riduzione dell'apporto energetico che può indurre a un rischio di deficit di micronutrienti e di sarcopenia. Gli autori chiedono che le ricerche future integrino sistematicamente il monitoraggio nutrizionale nei trial con questi farmaci con una sorveglianza di queste variabili cliniche.
Il documento delinea la traiettoria della nutrizione di precisione per i prossimi cinque anni, con un invito esplicito a distinguere "nutrizione personalizzata", basata sulle preferenze individuali, dalla "nutrizione di precisione", fondata su meccanismi biologici verificabili. Il passo successivo richiede di ancorare i modelli predittivi ai pathway biologici, con priorità alla genetica del metabolismo dei nutrienti, all'asse microbioma-sistema immunitario e alle transizioni neuroendocrine. Sul fronte del microbioma, viene sottolineata la necessità urgente di standardizzare i metodi e costruire database interoperabili che consentano confronti tra coorti e identificazione di biomarker clinicamente validati.
Per i professionisti della nutrizione questo documento è un invito esplicito a ripensare la consulenza clinica in chiave sistemica. La consapevolezza delle contaminazioni da micotossine, la sorveglianza nutrizionale nei pazienti in terapia con GLP-1RA, la capacità di orientarsi i vari modelli alimentate e le linee guida con un contrasto alla disinformazione nutrizionale sono indicate come competenze imprescindibili per i professionisti di domani.
Matteo Vian