In Italia oltre 300.000 persone con celiachia non hanno ancora ricevuto una diagnosi, a fronte di una stima complessiva di circa 600.000 casi. Il dato, riportato dall’Associazione Italiana Celiachia, si inserisce in un contesto in cui la disinformazione sulla dieta senza glutine continua a rappresentare un ostacolo alla corretta gestione della malattia.
Secondo quanto evidenziato dall’associazione, tra le convinzioni più diffuse figurano l’idea che la dieta senza glutine favorisca il dimagrimento o che possa apportare benefici anche in assenza di diagnosi, oltre alla percezione errata della celiachia come condizione transitoria o assimilabile a un’allergia.
“La disinformazione sulla celiachia può creare confusione e rischi”, afferma Rossella Valmarana, presidente AIC. “Diffondere una corretta informazione sulla dieta senza glutine è oggi ancora più necessario, in un contesto in cui online e sui social circolano spesso informazioni non corrette”.
La celiachia è una malattia infiammatoria cronica dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, e richiede una dieta senza glutine rigorosa e permanente come unica terapia disponibile. La diagnosi tardiva può comportare complicanze e incidere sulla qualità di vita dei pazienti.
Nel contesto della pratica clinica, l’adozione non indicata della dieta senza glutine può rappresentare un elemento critico, sia per il rischio di ritardare l’inquadramento diagnostico sia per la possibile esposizione a carenze nutrizionali in assenza di adeguata supervisione.
Il tema è al centro della Settimana Nazionale della Celiachia, in programma dal 9 al 17 maggio 2026, che mira a promuovere una corretta informazione sulla malattia e sull’alimentazione senza glutine, anche attraverso iniziative rivolte a cittadini, scuole e operatori.