Sono saliti a 20 i casi di meningite nel Regno Unito, con 2 decessi. “Si tratta di un cluster, non di un’epidemia”, chiarisce Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano.
Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie britanniche, nove casi sono stati confermati in laboratorio e undici sono in fase di indagine. Il focolaio è localizzato nel Kent e ha coinvolto studenti, con un caso ricoverato anche a Londra ma proveniente dall’area interessata. È stata avviata una campagna vaccinale mirata per circa 5.000 studenti, mentre oltre 2.500 persone hanno ricevuto profilassi antibiotica.
Pregliasco sottolinea che si tratta di situazioni che possono verificarsi in contesti comunitari chiusi o semi-chiusi, come università e dormitori, dove la trasmissione del meningococco è facilitata dal contatto stretto. La trasmissione avviene per via respiratoria, ma con una contagiosità inferiore rispetto ai virus respiratori.
“La meningite, soprattutto quella meningococcica, resta una patologia rara ma potenzialmente devastante, con un’evoluzione molto rapida che può portare a esiti gravi o fatali anche in soggetti giovani e sani”, afferma l’esperto.
Sul piano della prevenzione, il riferimento resta la vaccinazione, disponibile per diversi sierogruppi (A, B, C, W, Y), insieme alla sorveglianza epidemiologica e alla profilassi dei contatti stretti. In caso di focolaio, le autorità sanitarie intervengono con misure mirate per contenere la diffusione.
Un elemento centrale per la gestione clinica è il riconoscimento precoce dei sintomi. Febbre alta, rigidità nucale, alterazioni dello stato di coscienza e petecchie richiedono una valutazione immediata, data la rapidità di progressione della malattia.
Rispetto al rischio di diffusione in Europa e in Italia, Pregliasco precisa che non esiste un rischio zero, ma al momento non emergono segnali di diffusione su larga scala. “Si tratta verosimilmente di un focolaio localizzato, legato a specifici contesti di aggregazione. I sistemi di sorveglianza europei e italiani sono solidi e consentono di intercettare rapidamente eventuali casi”, conclude.