Si celebra a Firenze il Simposio della SISC (Società italiana studio delle cefalee) che festeggia i 50 anni di storia dell’organizzazione e racconta le nuove terapie per il trattamento acuto del singolo attacco che per la prevenzione della malattia anche nei casi più severi e refrattari.
Sono un miliardo e duecentomila i casi nel mondo e almeno 9 milioni gli italiani colpiti, con un enorme peso sanitario e sociale: l'OMS ha definito l'emicrania come la malattia più disabilitante al mondo nella fascia 20-50 anni, quella in cui le persone affrontano i compiti familiari, professionali ed esistenziali più importanti. A soffrirne sono soprattutto le donne, dall'adolescenza fino ai 50-60 anni. La severità è tale che ragazzi e bambini a volte smettono di studiare, alcuni pazienti sono costretti a cambiare lavoro o addirittura ad abbandonare l'attività lavorativa.
Nel 1976 Federigo Sicuteri e un gruppo di colleghi fondarono la Società Italiana per lo studio delle Cefalee - SISC. Questi ultimi cinquant’anni sono stati testimoni di importanti scoperte e innovazioni a cui la comunità scientifica italiana ha decisamente contribuito: tra queste la comprensione del ruolo dei recettori della serotonina e la identificazione del ruolo chiave del calcitonin gene related peptide (CGRP) nella patogenesi dell’emicrania. Tra i molti altri contributi degli studiosi di cefalee della SISC
In questi 50 anni di storia si è passati da una concezione dell’emicrania come malattia a prevalenza vascolare a malattia più complessa coinvolgente serotonina e neurotrasmettitori. Sul fronte terapeutico, si è passati dall'ergotamina e dai comuni analgesici, con tassi di successo del 30-40%, ai triptani degli anni Novanta, fino alla vera svolta degli ultimi anni: gli anticorpi monoclonali e i gepanti anti-CGRP.
La SISC, in cinquant'anni ha contribuito a scoperte decisive: dalla comprensione del ruolo dei recettori della serotonina all'identificazione del calcitonin gene related peptide (CGRP) come chiave nella patogenesi dell'emicrania. Tra i risultati più rilevanti: la rete nazionale di 84 centri cefalee, le prime linee guida al mondo sulla terapia farmacologica dell'emicrania — adottate nel 2020 dalla International Headache Society — e il Registro Italiano delle Cefalee, che raccoglie oltre 10.000 casi clinici.
"Oggi abbiamo a disposizione farmaci anti-CGRP che, senza penetrare nel sistema nervoso centrale, agiscono bloccando selettivamente la via di segnale del dolore emicranico senza interferire su altri meccanismi, e quindi non hanno quegli effetti collaterali che scoraggiavano molti pazienti dall'utilizzo dei farmaci non specifici finora disponibili", spiega il Prof. Pierangelo Geppetti, Presidente Emerito SISC. "Farmaci sempre più efficaci: con le ultime molecole siamo arrivati a poter trattare con successo circa il 75% dei pazienti. La possibilità di poter curare una malattia molto invalidante e che dura decenni in maniera efficace, e soprattutto sicura, con minimi effetti collaterali, è di estrema importanza perché dobbiamo trattare principalmente donne giovani, che ne soffrono dall'adolescenza fin verso i 50-60 anni."
"Negli anni Novanta la scoperta dei triptani ha rappresentato il primo passo verso una terapia specifica", aggiunge la Prof.ssa Marina De Tommaso, Presidente SISC. "Dobbiamo tener ben presente che sebbene, ad oggi, nessun farmaco possa far 'guarire' dall'emicrania, che ha una base genetica ad oggi non nota e probabilmente multifattoriale, possiamo però prevenire la malattia con terapie efficaci e, considerando i trattamenti molto prolungati, soprattutto molto sicure."
"Un tempo, dopo un anno dall'inizio della terapia solo un 20% dei pazienti rimaneva in trattamento", continua il prof. Geppetti. "Oggi invece c'è stato un cambiamento radicale, con la maggior parte dei pazienti che resta in trattamento con soddisfazione, proprio perché è stato scoperto il meccanismo che genera il dolore emicranico: il CGRP. Per la prima volta nella millenaria storia dell'emicrania, abbiamo farmaci capaci sia di bloccare il singolo attacco sia di prevenire la crisi. Se è vero che abbiamo ancora circa un 20% di pazienti resistenti, nuove opzioni sempre più specifiche stanno emergendo: gli anticorpi anti-PACAP e la combinazione di anticorpi monoclonali e gepanti per un blocco ancora più efficace della via del CGRP."