Le giornate con temperature basse sono associate a un aumento rapido dei casi di dissezione aortica acuta e, con un ritardo di uno–due giorni, di rottura di aneurisma aortico, con un impatto più marcato nei pazienti anziani. È quanto emerge da uno studio osservazionale pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology, basato sui dati del registro Tokyo CCU Network, che copre settantasei ospedali dell’area metropolitana.
L’analisi ha incluso 8.371 pazienti con dissezione aortica acuta e 2.064 con rottura di aneurisma aortico, ricoverati tra il 2013 e il 2019. Nei giorni con temperature estremamente basse, inferiori a 2,8 °C, il rischio di dissezione aortica risultava quasi triplicato, con un odds ratio pari a 2,86. Per la rottura di aneurisma, l’odds ratio era pari a 2,39, con un picco di rischio che tendeva a manifestarsi uno o due giorni dopo l’evento di freddo.
Secondo gli autori, guidati da Takahiro Jimba, MD, PhD, dell’Università di Tokyo, l’aumento del rischio per la dissezione aortica è immediato, mentre quello per la rottura aneurismatica presenta una latenza temporale, suggerendo meccanismi fisiopatologici differenti. Il rischio mostrava inoltre una relazione continua con la temperatura ambientale, con valori minimi intorno a 30,5 °C e un incremento progressivo al diminuire della temperatura.
L’effetto delle basse temperature risultava più marcato nei soggetti con età pari o superiore a 75 anni, confermando una maggiore vulnerabilità della popolazione anziana. Andamenti simili erano già stati osservati in precedenti studi condotti in altri Paesi, tra cui Giappone, Cina, Brasile e Germania.
Gli autori sottolineano che i risultati rafforzano il ruolo di strategie di prevenzione orientate al contesto climatico, con particolare attenzione all’educazione dei pazienti sul controllo della pressione arteriosa durante i periodi freddi e alla sorveglianza dei soggetti con aneurisma noto.
Lo studio presenta alcuni limiti, tra cui la natura osservazionale dell’analisi e la possibile discrepanza tra la temperatura ambientale ufficialmente registrata e l’effettiva esposizione individuale. Gli autori indicano la necessità di confermare i risultati in altre coorti e in differenti contesti climatici.