La Commissione europea ha avviato una call for evidence rivolta a cittadini e operatori sanitari per raccogliere contributi sull'implementazione di programmi di rilevazione precoce e screening delle malattie cardiovascolari.
L'iniziativa è promossa dalla Commissione europea nell'ambito del Safe Hearts Plan, il primo piano strategico a livello comunitario dedicato alla salute cardiovascolare, presentato a dicembre 2025. Il piano si articola su tre pilastri, prevenzione, diagnosi precoce e trattamento ed è trasversale ai temi della digitalizzazione, della ricerca e della riduzione delle disuguaglianze.
Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte e disabilità nell'UE, con 1,7 milioni di decessi l'anno e circa 62 milioni di persone affette. Il costo economico supera i 282 miliardi di euro annui, di cui 47 miliardi attribuibili a perdita di produttività. Particolarmente critico il dato sull'accesso agli screening: meno della metà degli Stati membri dispone di programmi strutturati di screening cardiovascolare, e oltre un terzo dei cittadini europei tra i 25 e i 64 anni non ha effettuato una misurazione della pressione arteriosa nell'ultimo anno. Questo nonostante l'ipertensione sia uno dei principali fattori di rischio modificabili per eventi coronarici e cerebrovascolari acuti.
La letteratura scientifica conferma che circa l'80% delle malattie cardiovascolari è prevenibile attraverso modifiche dello stile di vita e gestione precoce dei fattori di rischio. Eppure, la spesa per la prevenzione non raggiunge il 5% del budget sanitario nella maggior parte degli Stati membri.
A oggi, l'UE ha investito circa 2,3 miliardi di euro in ricerca cardiovascolare attraverso i programmi Horizon 2020 e Horizon Europe. Il Safe Hearts Plan destina ulteriori 200 milioni di euro a ricerca e innovazione, con particolare attenzione alle tecnologie digitali, all'intelligenza artificiale applicata alla diagnostica per immagini e alla medicina personalizzata.
Il Safe Hearts Plan stabilisce obiettivi misurabili al 2035 che riguardano direttamente la pratica clinica quotidiana. Sul fronte della mortalità, l'obiettivo è una riduzione del 25% dei decessi cardiovascolari prematuri rispetto al 2022. Sul versante dello screening, il piano punta a garantire la misurazione annuale della pressione arteriosa ad almeno il 75% della popolazione tra 25 e 64 anni e al 90% degli over 65, con target analoghi per colesterolemia e glicemia rispettivamente al 65% e all'80% delle stesse fasce d'età.
Dal testo emergono alcune priorità di particolare rilevanza per la pratica clinica. Sul fronte delle patologie sottostimate, il piano segnala che la ipercolesterolemia familiare (FH) rimane largamente sottodiagnosticata nell'UE, con meno del 10% dei casi identificati e diagnosi spesso tardiva rispetto al primo evento cardiovascolare. Analogamente, condizioni come l'ipoproteinemia(a) elevata, le cardiomiopatie e i disturbi del sonno come l'apnea ostruttiva vengono esplicitamente inclusi nel perimetro dello screening previsto.
Sul fronte della gestione terapeutica, il documento evidenzia come l'utilizzo subottimale dei farmaci cardiovascolari rappresenti una delle principali lacune assistenziali nell'UE, aggravata dall'assenza di linee guida armonizzate a livello europeo. Particolare attenzione viene riservata alla multimorbilità: la coesistenza di malattia cardiovascolare, diabete e insufficienza renale cronica richiede percorsi di cura integrati e multidisciplinari, ancora insufficientemente rappresentati nei piani sanitari nazionali.
Il piano riconosce inoltre le disparità di genere nella gestione delle malattie cardiovascolari come un problema sistemico: le donne risultano più frequentemente sottoposte a diagnosi errate, con ritardi nell'accesso alle cure d'emergenza e una minore rappresentanza nei trial clinici. Infine, viene sottolineato il ruolo dell'intelligenza artificiale nella diagnostica per immagini e nella stratificazione del rischio, con specifico riferimento alla necessità di validare gli algoritmi su dataset bilanciati per sesso, genere e caratteristiche sociodemografiche, per evitare bias sistematici nei modelli predittivi.
La call for evidence mira a raccogliere evidenze scientifiche, esperienze cliniche e indicazioni pratiche utili a strutturare la futura raccomandazione sugli health checks, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze di accesso tra paesi e gruppi di popolazione, e favorire un approccio armonizzato a livello comunitario.
Per gli operatori sanitari la consultazione rappresenta un'occasione concreta di contribuire alla definizione delle linee guida europee, segnalando criticità operative, lacune nei percorsi diagnostici e buone pratiche già in uso nei singoli contesti nazionali.
La consultazione è accessibile tramite il portale Have Your Say della Commissione europea. Gli operatori sanitari, le società scientifiche e le organizzazioni di pazienti sono esplicitamente invitati a contribuire con osservazioni tecniche e cliniche entro il 19 maggio 2026.