Ridurre in modo intensivo il colesterolo LDL nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare senza precedenti eventi clinici può diminuire del 36% il rischio di un primo infarto. È il dato principale emerso dallo studio internazionale VESALIUS-CV, presentato durante il 57° Congresso nazionale ANMCO 2026 in corso a Rimini.
Lo studio ha coinvolto oltre 12mila pazienti seguiti per più di quattro anni, tutti caratterizzati da rischio cardiovascolare elevato o molto elevato ma senza precedenti infarti o ictus. Secondo quanto riportato nel comunicato ANMCO, la riduzione significativa del colesterolo LDL si associa a una diminuzione degli eventi cardiovascolari maggiori.
“Nella pratica clinica ci si è concentrati a lungo sull’intervento terapeutico dopo un evento acuto”, ha dichiarato Massimo Grimaldi, presidente ANMCO e direttore della Cardiologia dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti. “Oggi abbiamo una consapevolezza nuova: il rischio cardiovascolare si costruisce negli anni, spesso in modo silenzioso, mentre la malattia è già in atto”.
Secondo i dati illustrati durante il congresso, l’impiego di evolocumab, anticorpo monoclonale inibitore di PCSK9, ha consentito di ridurre i livelli di colesterolo LDL di oltre il 50%, raggiungendo valori intorno a 45 mg/dL.
“Il dato più rilevante è la riduzione del rischio di un primo evento cardiovascolare ottenuta grazie all’utilizzo di evolocumab”, ha affermato Claudio Bilato, vicepresidente ANMCO e direttore del Dipartimento cardiovascolare dell’Azienda ULSS8 Berica. “Significa evitare un infarto, un ictus o complicanze che possono lasciare conseguenze permanenti”.
Il comunicato ricorda che le malattie cardiovascolari restano la principale causa di morte in Italia, con oltre 220mila decessi registrati nel 2022.
Secondo ANMCO, i risultati dello studio rafforzano l’ipotesi di un approccio più precoce e intensivo alla prevenzione cardiovascolare nei soggetti ad alto rischio, intervenendo prima della comparsa di eventi clinici maggiori.