L'ANMCO, capofila di oltre 40 società scientifiche e su mandato dell'Istituto Superiore di Sanità, ha concluso i lavori sulle Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale (RBPCA) per le sindromi coronariche acute, che verranno presentate ufficialmente al Congresso Nazionale 2026. L'obiettivo: tradurre le linee guida ESC in indicazioni operative concrete, ridurre la variabilità gestionale e migliorare l'equità delle cure su tutto il territorio nazionale.
Il documento nasce dalla necessità di colmare i gap applicativi che persistono nonostante la disponibilità di linee guida internazionali: aree in cui le evidenze risultano incomplete, contrastanti o di difficile trasferimento nei diversi contesti assistenziali italiani. A illustrare il percorso che ha portato alle nuove raccomandazioni è il prof. Fabrizio Oliva, Co-Chair RBPCA e Direttore del Dipartimento di Cardiologia Clinica dell'Ospedale Niguarda di Milano: "ANMCO è sempre stata in prima linea su questo argomento, dallo Studio GISSI ai più recenti studi osservazionali Eyeshot, portando la mortalità intraospedaliera per infarto miocardico acuto dal 30% degli anni '70 al 2,8% nel 2024. Le RBPCA rappresentano uno strumento fondamentale di governo clinico, che supporta i professionisti sanitari nei processi decisionali, con l'obiettivo di migliorare la qualità delle decisioni cliniche, coordinare i percorsi assistenziali e ridurre la variabilità gestionale."
Sul piano clinico, le SCA continuano a rappresentare un onere rilevante per il sistema sanitario nazionale, con una mortalità a lungo termine che rimane significativa nonostante i progressi terapeutici. Il prof. Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO e Direttore Cardiologia dell'Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti, ne sottolinea il peso epidemiologico e l'importanza di una diagnosi differenziale precoce: "La distinzione precoce tra STEMI e NSTEMI rappresenta un passaggio cruciale nel percorso diagnostico-terapeutico, con implicazioni cliniche, prognostiche e organizzative sostanzialmente differenti. La mortalità complessiva a 5 anni dopo una SCA può superare il 15–20%, con incidenze significative di nuovi eventi ischemici, ictus e complicanze aritmiche o scompenso cardiaco. I margini di miglioramento nel trattamento delle malattie cardiovascolari sono ancora molto ampi e questo documento conferma come la stretta collaborazione fra istituzioni e società scientifiche sia il modello ideale da seguire."
Uno dei nodi più delicati affrontati dalle RBPCA riguarda la gestione del paziente anziano, categoria spesso sottotrattata per un eccesso di cautela legato all'età anagrafica piuttosto che a una valutazione clinica strutturata. Su questo tema interviene il prof. Federico Nardi, Presidente Designato ANMCO e Direttore Cardiologia dell'Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato: "Nel paziente anziano con SCA non è più appropriato adottare un approccio attendista basato esclusivamente sull'età anagrafica. Le decisioni devono essere guidate da una valutazione strutturata del profilo clinico, della fragilità, delle comorbidità e degli obiettivi di cura. Le Raccomandazioni ANMCO vanno proprio in questa direzione: superare l'inerzia terapeutica e promuovere un approccio personalizzato, equo e basato sulle migliori evidenze, evitando sia il sottotrattamento sia interventi non proporzionati."
A tracciare il perimetro operativo delle raccomandazioni è infine il prof. Leonardo De Luca, Chair RBPCA e Direttore Cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, che ne evidenzia il valore pratico per i clinici: "Temi cruciali come la tempistica alla coronarografia, il pretrattamento con doppia terapia antiaggregante, la strategia invasiva nel paziente anziano, la coronarografia nel post-arresto cardiaco, la gestione dell'infarto tardivo e l'assistenza ai pazienti nelle aree remote trovano finalmente una sintesi operativa chiara, destinata ad avere un impatto diretto e significativo sulla pratica clinica quotidiana."