Le incertezze su sicurezza ed efficacia del vaccino antinfluenzale pediatrico, indicate dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) nel documento che ha accompagnato la recente revisione delle raccomandazioni, stanno alimentando un confronto nella comunità scientifica statunitense. Diversi esperti contestano l’interpretazione delle evidenze e segnalano il rischio di messaggi ambigui per medici e famiglie.
La revisione, annunciata a inizio gennaio dall’acting director Jim O’Neill, ha spostato la vaccinazione antinfluenzale nei bambini da raccomandazione universale a decisione clinica condivisa, senza il passaggio formale attraverso l’Advisory Committee on Immunization Practices (ACIP). Nel memo di accompagnamento, firmato dai vertici di National Institutes of Health (NIH), Food and Drug Administration (FDA) e Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), si afferma che, in presenza di una “scarsità di dati affidabili sulla sicurezza”, i vaccini antinfluenzali non sarebbero privi di rischi. Il documento cita in particolare un’associazione con la sindrome di Guillain-Barré e i casi di narcolessia osservati in passato con il vaccino pandemico Pandemrix.
La posizione è stata criticata da diversi infettivologi pediatrici. Greg Poland, MD, presidente di Atria Academy of Science and Medicine, ha definito il cambiamento prevalentemente ideologico e non supportato da una valutazione strutturata e collegiale delle evidenze disponibili. Kelly Moore, MD, presidente e amministratore delegato di Immunize.org, ha evidenziato il rischio che il ridimensionamento della raccomandazione venga interpretato come un segnale di minore rilevanza del vaccino, con un possibile impatto negativo sulle coperture.
I dati dei CDC mostrano che nella stagione 2023-2024 circa il 54,1% dei bambini statunitensi tra sei mesi e diciassette anni ha ricevuto il vaccino antinfluenzale. Al 27 dicembre 2025 la copertura per la stagione in corso risulta pari al 42,5%. Secondo le stime dell’agenzia, nella stagione 2023-2024 la vaccinazione avrebbe evitato 11.663 ricoveri e 173 decessi nei bambini sotto i cinque anni e 8.283 ricoveri e 93 decessi nella fascia cinque-diciassette anni, con un’efficacia stimata del 65% nei più piccoli e del 52% nei più grandi.
Nel memo a supporto della revisione viene citata una revisione Cochrane del 2018, che conclude per una riduzione dei casi di influenza nei bambini vaccinati, ma segnala limiti nelle evidenze disponibili su mortalità, ricoveri e trasmissione comunitaria. Secondo Moore, tali limiti riflettono soprattutto la dimensione degli studi randomizzati inclusi, non sufficienti a valutare esiti rari come ospedalizzazioni e decessi. La stessa revisione, osserva, indica comunque che la vaccinazione previene una quota significativa di casi di influenza confermata in laboratorio.
Nonostante la posizione dei CDC, organizzazioni scientifiche come la American Academy of Pediatrics continuano a raccomandare la vaccinazione antinfluenzale universale per i bambini a partire dai sei mesi di età. Gli esperti sottolineano inoltre il valore della vaccinazione nel ridurre assenze scolastiche, impatto sulle famiglie e trasmissione nella comunità, in un contesto in cui i bambini rappresentano un importante amplificatore dei focolai influenzali.