La salute mentale di bambini, adolescenti e giovani adulti è peggiorata nell’ultimo decennio nella maggior parte dei Paesi Ocse. È quanto emerge dal rapporto Child, Adolescent and Youth Mental Health in the 21st Century, che indica un aumento di distress psicologico, sintomi depressivi e segnalazioni di cattiva salute mentale già prima della pandemia, con ulteriore aggravamento nel periodo Covid.
Secondo il documento, in nove degli undici Paesi con serie storiche comparabili tra il 2012 e il 2022 gli indicatori disponibili mostrano un deterioramento medio annuo compreso tra il 3% e il 16%. Alcuni segnali di stabilizzazione osservati nel 2023-2024 vengono definiti ancora preliminari.
Il report segnala esiti peggiori soprattutto tra adolescenti nella fascia medio-tarda dell’età evolutiva e tra le ragazze. Nel 2022 oltre due terzi delle ragazze di 15 anni riferivano più sintomi di malessere, con valori nettamente superiori ai coetanei maschi.
Anche gli episodi di autolesionismo mostrano segnali di crescita. Nei 13 Paesi che hanno fornito dati comparabili, i ricoveri per self-harm tra le ragazze da zero a 17 anni sono aumentati del 29% tra il 2015 e il 2023.
L’Ocse non individua una causa unica, ma un insieme di pressioni che si sommano. Tra i fattori richiamati figurano:
• uso eccessivo o notturno dei dispositivi digitali con impatto sul sonno;
• social media problematici;
• cyberbullismo ed esposizione a contenuti dannosi;
• pressione scolastica;
• precarietà economica e insicurezza abitativa;
• disuguaglianze sociali;
• ansia climatica e instabilità geopolitica.
Per il medico del territorio, il pediatra e gli specialisti il report rafforza l’indicazione a intercettare precocemente segnali spesso iniziali e aspecifici: disturbi del sonno, ritiro sociale, somatizzazioni ricorrenti, calo del rendimento scolastico, ansia persistente, alterazioni alimentari, autolesionismo, abuso di schermi o sostanze.
L’Ocse evidenzia che molti giovani accedono al supporto solo quando il disagio è già avanzato e che in numerosi Paesi i servizi risultano insufficienti o troppo centrati sulla risposta specialistica tardiva.
Il rapporto propone un approccio integrato tra sanità, scuola e politiche sociali, con priorità a:
• prevenzione precoce;
• programmi scolastici su competenze emotive e alfabetizzazione alla salute mentale;
• servizi accessibili e a bassa soglia;
• supporto tra pari e di comunità;
• migliore raccolta dati nazionali comparabili.
Nel contesto italiano il documento richiama il tema dell’accesso ai servizi di neuropsichiatria infantile e psicologia territoriale, della disomogeneità regionale e del ruolo di medici di medicina generale e pediatri come primo punto di intercettazione del disagio giovanile.