La Neonatologia italiana chiede un pieno riconoscimento accademico della disciplina e un rafforzamento delle reti assistenziali per rispondere alle sfide poste dalla denatalità. È il messaggio emerso dal convegno nazionale "Il futuro della Neonatologia in Italia", promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) e ospitato presso il Ministero della Salute, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario e della professione.
Al centro del confronto il calo delle nascite registrato nel Paese. Secondo i dati Istat richiamati durante l'incontro, nel 2025 si è raggiunto un nuovo minimo storico con 355.000 nati, pari a 15.000 in meno rispetto al 2024 (-3,9%). Una tendenza che, secondo la SIN, non riduce la necessità di investire nella salute perinatale e neonatale, ma rende ancora più importante garantire cure qualificate e omogenee sul territorio nazionale.
Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha sottolineato il valore dei primi mille giorni di vita come fase determinante per lo sviluppo cognitivo, immunologico e relazionale del bambino, evidenziando come investire precocemente nella salute significhi contribuire alla sostenibilità futura del Servizio sanitario nazionale.
Per il presidente della SIN Massimo Agosti, è necessario sostenere sia le nascite sia la Neonatologia, attraverso interventi che coinvolgano università, ricerca e organizzazione delle reti perinatali. «Ogni neonato conta», ha affermato, chiedendo politiche strutturate a supporto della genitorialità e delle famiglie e investimenti in tutti gli ambiti della disciplina.
Uno dei temi principali affrontati durante l'incontro riguarda il riconoscimento universitario della Neonatologia. Pur rappresentando una disciplina altamente specialistica e consolidata nella pratica clinica ospedaliera, la Neonatologia dispone di una presenza accademica limitata nel sistema universitario italiano. Secondo quanto illustrato nel corso del convegno dal professor Daniele De Luca, dell'Università Saclay di Parigi, l'Italia si colloca nelle ultime posizioni in Europa per numero di professori ordinari della disciplina. Una situazione che, secondo la SIN, può avere ripercussioni sulla formazione degli specialisti, sulla ricerca e sull'innovazione scientifica.
Tra le priorità indicate figura anche il rafforzamento dell'organizzazione territoriale delle cure perinatali. Il professor Francesco Raimondi, presidente della Commissione SIN per l'Equità delle Cure Neonatologiche sul Territorio Nazionale, ha richiamato la necessità di implementare in modo omogeneo il Servizio di Trasporto d'Emergenza Neonatale (STEN) e di sviluppare modelli assistenziali sempre più centrati sulla famiglia.
Nel corso dell'incontro è stato inoltre evidenziato il ruolo della ricerca neonatologica. Il presidente dell'AIFA, Robert Nisticò, ha ricordato l'impegno dell'Agenzia nel favorire lo sviluppo di nuovi farmaci per le malattie neonatali rare e nel sostenere la partecipazione dei centri italiani ai programmi di ricerca avanzata.
In chiusura, la SIN ha ribadito la necessità di valorizzare una disciplina che accompagna il bambino fin dai primi momenti di vita e che, secondo la società scientifica, deve poter contare su adeguati strumenti formativi, organizzativi e di ricerca per garantire la migliore assistenza ai neonati e alle loro famiglie.