Quasi un adolescente o giovane adulto statunitense su cinque utilizza chatbot di intelligenza artificiale per ricevere consigli sulla salute mentale. È quanto emerge da uno studio pubblicato online il 1° giugno su JAMA Pediatrics, che ha analizzato l'utilizzo di questi strumenti tra i ragazzi di età compresa tra 12 e 21 anni negli Stati Uniti.
L'indagine, condotta nel novembre 2025 su un campione rappresentativo a livello nazionale, stima che il 19,2% dei giovani abbia utilizzato almeno una volta un chatbot di IA per chiedere consigli o supporto quando si sente triste, nervoso, arrabbiato o stressato. Secondo gli autori, la percentuale corrisponde a circa 8,2 milioni di giovani statunitensi.
Tra coloro che hanno utilizzato questi strumenti, il 42,8% riferisce di farlo almeno una volta al mese. Nel dettaglio, il 26,3% li utilizza almeno mensilmente, il 10,8% almeno una volta alla settimana e il 5,8% quotidianamente o quasi. Inoltre, il 91,7% degli utilizzatori giudica le risposte ricevute "molto utili" o "abbastanza utili".
Lo studio evidenzia anche che il 63,3% dei giovani che ricorrono ai chatbot per questioni di salute mentale non ne parla con nessuno. Tra chi riferisce di aver condiviso questa esperienza, il confronto avviene più frequentemente con amici (28%) o con adulti di riferimento, come genitori, insegnanti o medici (16,4%).
L'utilizzo risulta più frequente tra le ragazze rispetto ai ragazzi e nella fascia di età tra 18 e 21 anni. Gli autori rilevano inoltre una maggiore probabilità di utilizzo tra coloro che avevano già parlato della propria salute mentale con un medico nei sei mesi precedenti.
Secondo i ricercatori, la diffusione di questi strumenti suggerisce che i chatbot siano ormai parte integrante dell'ecosistema informativo e di supporto psicologico dei giovani. Gli autori sottolineano tuttavia che lo studio non valuta la qualità clinica delle risposte fornite né l'efficacia dei chatbot come strumenti terapeutici.
Nelle conclusioni, i ricercatori evidenziano la necessità che genitori, clinici ed educatori comprendano meglio il ruolo crescente dell'intelligenza artificiale nella ricerca di supporto emotivo da parte degli adolescenti e dei giovani adulti, promuovendo un utilizzo consapevole e un collegamento appropriato con percorsi assistenziali basati sulle evidenze.