Cristina Mussini è la nuova presidente nazionale della Simit – Società italiana di malattie infettive e tropicali. L’elezione è avvenuta al termine del 24° Congresso nazionale della società scientifica, svoltosi a Riccione dal 16 al 19 dicembre, e segna il passaggio di consegne con Roberto Parrella, in carica nel precedente biennio.
Mussini è direttrice della Clinica di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico di Modena e professoressa ordinaria di Malattie infettive all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Contestualmente è stato rinnovato anche parte del consiglio direttivo, con Giovanni Cenderello eletto vicepresidente. Cenderello, primario della Struttura complessa di Malattie infettive dell’Asl 1 Imperiese, entrerà in carica come presidente al termine del mandato, alla fine del 2027.
«La Simit deve rafforzare il proprio ruolo come riferimento scientifico e istituzionale, sia nel confronto con le altre società italiane sia a livello internazionale», afferma Mussini. La nuova presidente indica come obiettivo una «leadership condivisa e inclusiva», sottolineando il coinvolgimento di oltre 70 colleghi under 45 nella costruzione del congresso.
Tra le priorità del mandato, Mussini cita il potenziamento della capacità della società di fare rete, la promozione di studi e trial multicentrici e la valorizzazione di progetti come Resistimit e Insieme, dedicati alla sorveglianza dell’antimicrobico-resistenza e al miglioramento dell’infection control. Centrale anche il dialogo con le istituzioni, «perché le malattie infettive sono un tema di sanità pubblica», insieme al lavoro di aggiornamento delle linee guida sull’Hiv e alla definizione di nuove raccomandazioni sulla PrEP. Obiettivo dichiarato è rafforzare il ruolo dell’infettivologo «in ogni ospedale e sul territorio».
«La vicepresidenza della Simit è una responsabilità e un servizio alla comunità degli infettivologi», commenta Cenderello. Tra le priorità indica il contrasto alla «pandemia silente» dell’antimicrobico-resistenza, attraverso la promozione dell’antimicrobial stewardship e dell’uso appropriato degli antibiotici, e il rafforzamento della prevenzione dell’Hiv, con un maggiore accesso e utilizzo della PrEP. Attenzione anche alle malattie emergenti, come le arbovirosi, che richiedono competenze infettivologiche sempre più centrali nel Servizio sanitario nazionale.