Uno case study pubblicato su Nature Medicine segnala un temporaneo silenziamento dei segnali cerebrali associati alla fame compulsiva in una paziente in terapia con tirzepatide. L’osservazione deriva dal monitoraggio del nucleus accumbens, il centro di ricompensa coinvolto nelle compulsioni alimentari, grazie a un dispositivo impiantato nell’ambito di una sperimentazione di stimolazione cerebrale profonda per bulimia e binge-eating.
Lo studio ha coinvolto quattro pazienti con disturbi da alimentazione incontrollata. Una di queste, con obesità e diabete, assumeva tirzepatide al momento dell’impianto degli elettrodi. Nei primi mesi la paziente ha riferito l’assenza dei pensieri ossessivi sul cibo e l’attività registrata nel nucleus accumbens risultava pressoché nulla. È il dato che ha portato i ricercatori a ipotizzare un effetto diretto del farmaco sui circuiti cerebrali legati alle compulsioni alimentari.
Negli altri tre pazienti, non in trattamento con tirzepatide, sono stati osservati segnali cerebrali elevati e frequenti episodi di fame compulsiva. Il confronto, pur limitato alla dimensione di un caso clinico, ha suggerito agli autori un possibile contributo del farmaco alla riduzione del “rumore alimentare” cerebrale nella paziente trattata.
L’effetto non è però rimasto stabile. Dopo circa cinque mesi, nella stessa paziente sono riemersi segnali compatibili con episodi di alimentazione incontrollata, insieme al ritorno dei pensieri ossessivi sul cibo. La variazione temporale osservata porta i ricercatori a considerare l’effetto come transitorio e non sufficiente, da solo, a modificare in modo duraturo i meccanismi alla base dei disturbi alimentari.
Secondo Casey Halpern, coordinatore dello studio, tirzepatide non è stato sviluppato per agire sui circuiti cerebrali della ricompensa, ma per la gestione del diabete e della perdita di peso. Per un possibile impiego nei disturbi da alimentazione incontrollata, afferma, gli agonisti del GLP-1 dovrebbero essere riprogettati e ottimizzati tenendo conto dei meccanismi della salute mentale.
La pubblicazione propone quindi un’osservazione preliminare che necessita di conferme in studi controllati. Per i ricercatori, i risultati suggeriscono un’interazione potenziale tra farmaci per l’obesità e aree cerebrali implicate nel controllo degli impulsi alimentari, ma non definiscono implicazioni cliniche immediate. Lo case study resta circoscritto al singolo caso e non modifica l’attuale ruolo di tirzepatide nel trattamento dell’obesità e del diabete.
Fonte:
https://www.nature.com/articles/s41591-025-04035-5