Dal 1 gennaio al 16 settembre il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) ha registrato 246 casi confermati di Chikungunya in Italia, di cui 41 associati a viaggi all’estero e 205 autoctoni. I dati, pubblicati nell’ultimo aggiornamento Iss, segnano un incremento rispetto alla settimana precedente (208 casi totali, 167 autoctoni). Non risultano decessi.
Secondo l’Iss, sono stati identificati quattro episodi di trasmissione locale in due regioni, Emilia Romagna e Veneto: uno sporadico, già chiuso, e tre focolai. In Emilia Romagna i casi autoctoni sono 163, in Veneto 42.
La situazione in Veneto mostra una particolare concentrazione in provincia di Verona. Qui i contagi hanno raggiunto quota 50, con casi emersi nei quartieri cittadini e nei comuni della cintura. Gli episodi più recenti riguardano una ragazza di 16 anni residente a San Giovanni Lupatoto, un uomo di 32 anni di Cadidavid-Borgo Roma e una donna di 60 anni di Buttapietra, con punture avvenute in diverse località della Valpolicella e nell’area urbana di Verona.
Il sindaco di Verona, Damiano Tommasi, ha disposto nuove ordinanze di disinfestazione, estendendo gli interventi da Cavaion Veronese a Isola della Scala, passando per Affi, Villafranca (frazione Dossobuono) e numerosi quartieri cittadini, tra cui Parona, Borgo Venezia, Chievo-Borgo Nuovo e Santa Lucia. Le misure comprendono trattamenti adulticidi e larvicidi, con l’obiettivo di contenere la diffusione del virus nelle aree residenziali frequentate dai contagiati.
Il virus, trasmesso da zanzare del genere Aedes, continua dunque a circolare con una diffusione locale che resta circoscritta ma significativa. I focolai in Emilia Romagna e Veneto confermano la necessità di proseguire con sorveglianza epidemiologica e interventi ambientali mirati.