Un ampio studio multicentrico internazionale, pubblicato su European Heart Journal, mostra che l’infezione da Covid-19 può aumentare la rigidità delle arterie e accelerare l’invecchiamento vascolare, con un effetto più evidente nelle donne, indipendentemente dalla gravità della malattia acuta.
Lo studio CARTESIAN ha arruolato 2.390 soggetti in trentotto centri di diciotto Paesi, con analisi condotte su 2.094 partecipanti a circa sei mesi dall’eventuale infezione. L’endpoint principale era la velocità dell’onda del polso carotido-femorale, indice di rigidità arteriosa e invecchiamento vascolare.
I risultati hanno documentato un incremento significativo della rigidità arteriosa nei soggetti con precedente infezione rispetto ai controlli. L’associazione è risultata robusta nelle donne: +0,55–0,60 m/s nei casi non ospedalizzati e ospedalizzati, +1,09 m/s nelle pazienti ricoverate in terapia intensiva. La persistenza di sintomi di long-Covid è risultata correlata a un irrigidimento maggiore rispetto alle donne completamente guarite. Negli uomini la differenza non è risultata statisticamente significativa.
Il secondo follow-up, a dodici mesi, ha indicato un quadro stabile o in miglioramento nei soggetti già infettati, mentre nei non infetti si osservava l’aumento atteso per invecchiamento cronologico. L’associazione tra Covid-19 e rigidità arteriosa è risultata solo parzialmente mediata dall’aumento pressorio.
La vaccinazione si è associata a una minore rigidità nelle donne a sei mesi e ha mantenuto un segnale favorevole anche a dodici mesi, in particolare nei gruppi ospedalizzati. Al contrario, la presenza di sintomi persistenti confermava valori più elevati.
Le ipotesi fisiopatologiche includono disfunzione endoteliale, persistenza di RNA virale a livello vascolare, infiammazione protratta e rimodellamento fibrotico con perdita di elasticità. La maggiore suscettibilità osservata nelle donne potrebbe riflettere differenze immunitarie di genere: risposte più rapide e robuste potrebbero facilitare la guarigione iniziale ma anche aumentare il rischio di processi autoimmunitari prolungati.
Dal punto di vista clinico, i dati supportano il monitoraggio cardiovascolare nei pazienti post-Covid, con particolare attenzione alle donne e a chi presenta sintomi persistenti. Pur in assenza di una prova causale definitiva, le evidenze orientano verso strategie di prevenzione secondaria e counselling su stili di vita e fattori modificabili.