Clinica
Nutrizione
23/06/2025

Digiuno intermittente e dieta classica a confronto su efficacia e benefici metabolici

Una nuova revisione sistematica pubblicata sul BMJ ha analizzato l’efficacia delle diverse strategie dietetiche, per valutare il loro impatto sul peso corporeo e su vari parametri cardiometabolici

digiuno-intermittente

Il digiuno intermittente funziona per perdere peso, ma non più di una qualunque dieta che comporti una riduzione dell'apporto calorico. Tra i vari tipi di digiuno intermittente, quello con cui si ottengono i risultati più ampi è il digiuno a giorni alterni. Sono i dati che arrivano da uno studio coordinato dall'University of Toronto e pubblicato sul British Medical Journal.

I ricercatori hanno esaminato 99 studi clinici randomizzati, coinvolgendo complessivamente 6.582 adulti, e hanno messo a confronto tre varianti di digiuno intermittente (digiuno a giorni alterni, digiuno per intere giornate e alimentazione a tempo limitato) con la dieta classica basata sulla semplice riduzione dell’apporto calorico quotidiano.

Tutte le strategie hanno permesso ai partecipanti di perdere peso in modo efficace rispetto a chi mangiava liberamente (dieta ad libitum). In particolare, il digiuno a giorni alterni (ADF) si è rivelato leggermente più efficace della dieta tradizionale, con una perdita di peso media superiore di circa 1,6 kg. Anche nel confronto con le altre due forme di digiuno, l’ADF ha mantenuto un piccolo vantaggio (circa 1 kg in più di perdita).

I benefici sono risultati più evidenti negli studi di breve durata (meno di 24 settimane), mentre nei pochi studi a lungo termine l’efficacia delle strategie si è livellata.

Sul fronte dei parametri metabolici come glicemia, colesterolo e infiammazione, nessuna strategia si è dimostrata universalmente superiore. Anzi, il digiuno intermittente ha mostrato risultati leggermente meno favorevoli rispetto alla dieta classica in alcuni indicatori lipidici. Anche la glicemia a lungo termine (HbA1c) e il colesterolo “buono” (HDL) sono rimasti sostanzialmente invariati in tutti i gruppi.

“Il valore di questo studio non sta nello stabilire una strategia superiore”, spiegano gli autori in un editoriale che accompagna la pubblicazione. “La ricerca di una dieta ideale per tutti è un approccio riduzionista. Occorre invece puntare su percorsi alimentari personalizzati, costruiti in base alla storia clinica, alle preferenze alimentari, al contesto psicologico e alla reale possibilità di seguirli nel tempo.”

In definitiva, la scelta tra digiuno intermittente e dieta tradizionale dovrebbe dipendere da ciò che si adatta meglio allo stile di vita e alla motivazione del singolo paziente. Perdere peso è possibile in entrambi i modi, ma senza una buona aderenza nel tempo, nessuna strategia può funzionare davvero.

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