Quasi un giovane su tre mostra segni di dipendenza da smartphone e social media già a partire dagli 11 anni. È quanto evidenzia uno studio pubblicato sulla rivista Jama, che ha monitorato per quattro anni 4.285 giovanissimi con età media di 10 anni. L’indagine, condotta tra Weill Cornell Medicine/NewYork-Presbyterian e University of California Berkeley, ha rilevato che il 31,3% ha aumentato l’uso compulsivo dei social media e il 24,6% quello del cellulare. Un aumento associato a un incremento marcato di comportamenti o pensieri suicidi.
Secondo i ricercatori, non è tanto il tempo totale trascorso davanti agli schermi a fare la differenza, quanto l’andamento crescente dell’uso compulsivo. Il rischio di comportamenti suicidari è risultato più che raddoppiato nei soggetti con livelli elevati di dipendenza da social, mentre l’uso intensivo dei videogiochi è stato collegato a sintomi interiorizzanti come ansia, depressione e isolamento sociale.
A fronte dell’allarme lanciato dalla comunità scientifica, l’Intergruppo parlamentare “Prevenzione e riduzione del rischio”, guidato da Gian Antonio Girelli, ha presentato a Roma un decalogo per il benessere digitale, destinato a genitori ed educatori. Tra le raccomandazioni: offrire il buon esempio nell’uso del digitale, stabilire regole chiare, proporre valide alternative offline, evitare l’uso dello schermo come consolazione e proteggere i momenti relazionali. Il documento sottolinea inoltre l’importanza di un accesso graduale e supervisionato ai dispositivi e ai social media, con l’obiettivo di costruire una cultura condivisa della prevenzione.
Sul piano clinico, la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) ha avviato diversi progetti sul territorio per sensibilizzare famiglie e ragazzi. “L’uso eccessivo e precoce dei dispositivi digitali ha un impatto evidente sulla salute fisica, psichica e relazionale dei minori”, ha spiegato Antonio D’Avino, presidente nazionale Fimp. In Sardegna, Emilia-Romagna e Liguria sono attivi strumenti come il “Bilancio di salute digitale”, software in grado di monitorare lo screen time e l’esposizione a contenuti inadeguati.
Michela Gatta, direttrice dell’Unità complessa di Neuropsichiatria infantile di Padova, ha richiamato l’attenzione sugli effetti neurologici: l’uso compulsivo stimola il sistema della ricompensa cerebrale, con rilascio di dopamina simile a quanto avviene con sostanze d’abuso. “I segnali di dipendenza includono ansia da astinenza, perdita di interesse verso altre attività, difficoltà di concentrazione e isolamento sociale”, ha sottolineato Gatta, evidenziando l’urgenza di strategie preventive sin dai primi anni di vita.