Sigarette elettroniche, tabacco riscaldato, nicotine pouches e marketing digitale stanno cambiando le abitudini dei più giovani, abbassando sempre di più l’età del primo contatto con la nicotina. L’allarme arriva dalla seconda giornata della European Conference on Tobacco or Health, il principale congresso europeo dedicato al tabagismo, in corso a Milano e organizzato da LILT. Secondo i dati presentati durante il congresso, in Europa circa 4 milioni di adolescenti tra i 13 e i 15 anni utilizzano prodotti del tabacco. E in numerosi Paesi, come il Regno Unito, le sigarette elettroniche stanno ormai superando quelle tradizionali tra i più giovani. Ancora più preoccupante il dato sull’età di inizio: un ragazzo su sette tra i 15 e i 18 anni ha iniziato a usare e-cig prima dei 13 anni.
Uno studio irlandese condotto su oltre 5.500 adolescenti mostra che quasi 4 ragazzi su 10 hanno già provato la sigaretta elettronica e più di uno su cinque la utilizza regolarmente. “La cosiddetta riduzione del danno proposta dall’industria del tabacco rappresenta certamente una strategia di mercato molto efficace, ma pone interrogativi sempre più importanti dal punto di vista della salute pubblica”, spiega Silvano Gallus, presidente del comitato scientifico del congresso. “Oggi il problema non riguarda più soltanto le sigarette tradizionali, ma la dipendenza da nicotina nel suo complesso”. In Italia si stima che i consumatori regolari di sigarette elettroniche e tabacco riscaldato nella fascia 18-34 anni siano quasi 1,7 milioni, pari a circa il 45% di tutti gli utilizzatori presenti nel Paese. Gli esperti puntano l’attenzione soprattutto sul cosiddetto “consumo duale”, cioè l’utilizzo contemporaneo di sigarette tradizionali ed e-cig. Una pratica molto diffusa: oltre l’80% degli utilizzatori di sigarette elettroniche in Italia continuerebbe infatti anche a fumare. “I dati mostrano che chi utilizza contemporaneamente sigarette ed e-cig ha un rischio significativamente più elevato rispetto ai fumatori esclusivi di sigarette convenzionali”, sottolinea Gallus. Tra i rischi aumentati figurano patologie cardiovascolari (+29%), ictus (+39%), broncopneumopatia cronica ostruttiva (+41%) e malattie del cavo orale (+42%).
Dubbi emergono anche sull’efficacia delle sigarette elettroniche come strumento per smettere di fumare. Secondo alcuni dati epidemiologici italiani presentati al congresso, nei contesti reali questi dispositivi non favorirebbero in modo significativo la cessazione del fumo e potrebbero invece facilitare ricadute o nuovi consumi. “Il vero rischio oggi è che la nicotina torni a essere percepita come innocua o addirittura banale, soprattutto tra ragazzi che non avrebbero mai iniziato a fumare sigarette tradizionali”, commenta Roberto Boffi. “Il problema non è soltanto il prodotto, ma la dipendenza”. A favorire la diffusione dei nuovi prodotti sarebbe anche il marketing online. Uno studio francese presentato durante il congresso ha individuato nel solo 2024 ben 668 annunci illegali di prodotti alla nicotina diffusi tramite social network, Sms e newsletter. Tra le piattaforme più utilizzate spicca Instagram, dove influencer e pubblicità puntano su aromi, stile di vita e promozioni rivolte ai più giovani. Durante il congresso si è parlato anche delle strategie per contrastare la dipendenza da nicotina. Tra queste la citisina, principio attivo naturale recentemente approvato per la rimborsabilità da parte del Servizio sanitario nazionale e considerato promettente nel supporto alla cessazione del fumo.