Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte in Italia. Eppure, oltre il 50% di queste patologie può essere prevenuto grazie a interventi tempestivi, promozione di stili di vita sani, screening e una maggiore attenzione al rischio cardiovascolare nella pratica clinica. Investire in prevenzione non significa solo allungare la vita, ma migliorarne la qualità: ciò significa vivere più a lungo e in buona salute. Una strategia indispensabile per tutelare i cittadini e garantire la sostenibilità del nostro sistema sanitario. Da queste premesse sono partite le proposte lanciate nella V edizione della Giornata italiana per la prevenzione cardiovascolare, promossa e organizzata dalla Siprec (Società italiana per la prevenzione cardiovascolare) come ogni anno per il 13 maggio: un'iniziativa patrocinata dall'Università Sapienza di Roma, a cui è stata conferita la medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana.
Le malattie cardiovascolari, sottolinea una nota, provocano circa 140mila decessi l'anno, il 30,8% del totale, (33,4% nelle donne e 28,1% negli uomini). Nonostante i sensibili miglioramenti su prevenzione e cura abbiano ridotto la mortalità di 5 volte dal 1950 a oggi, queste patologie continuano a gravare sul sistema sanitario: in Italia le spese dirette superano i 41 miliardi di euro ogni anno (15% della spesa sanitaria), a fronte di 282 miliardi in Europa. Secondo il Global Cardiovascular Risk Consortium (Nejm, 30 marzo 2025), i 5 principali fattori di rischio (ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, fumo e obesità) sono responsabili di oltre il 50% degli eventi aterosclerotici. In uno studio su 2,1 milioni di individui in 133 coorti, la presenza di tutti e 5 i fattori nel corso della vita spiega un aumento di rischio del 24% nelle donne e del 38% nei maschi; al contrario, chi ne è privo guadagna circa 13,3 anni di vita in salute (donne) e 10,6 (uomini), con un picco di +14,5 e +11,8 anni di sopravvivenza legato al controllo di pressione e fumo tra i 55 e i 60 anni.
Allo scopo di intercettare quanto più precocemente il rischio cardiovascolare, le aree geografiche ad alta intensità e con reddito medio-basso e per accrescere la consapevolezza di operatori sanitari, cittadini, politici e media, specialisti di diverse discipline hanno realizzato il documento multisocietario 'Valutazione del rischio cardiovascolare individuale: esame dei calcolatori disponibili e degli strumenti più congeniali e utilizzabili nel nostro Paese' (www.siprec.it), pubblicato ad aprile 2025 dal ministero della Salute, coordinato da Paolo Bellisario (ministero), Chiara Donfrancesco (Istituto superiore di sanità) e Massimo Volpe (Siprec). Questo studio - si legge - mira a diffondere tra i medici l'uso sistematico dei calcolatori di rischio e a promuovere un aggiornamento degli strumenti disponibili in Italia per prevenire sempre più efficacemente e tempestivamente le malattie cardiovascolari.
L'aumento dell'aspettativa di vita ha rappresentato sicuramente un importante traguardo di salute pubblica conseguito a livello globale negli ultimi decenni, analizzano i cardiologi. Tuttavia, un aumento dell'aspettativa di vita (Lifespan) non implica un aumento degli anni vissuti in salute (Healthspan). "La sopravvivenza a molte malattie anche cardiovascolari spesso si traduce in cronicità sintomatiche e disabilitanti, che comportano pesanti conseguenze per l'individuo, per le loro famiglie e per la società, con ricadute anche socio-economiche - sottolinea Volpe, presidente Siprec - Un'analisi su 183 Paesi dell'Organizzazione mondiale della sanità (Jama New Open, 2024) rivela che il divario tra durata di vita e anni vissuti in buona salute è cresciuto fino a 9,6 anni, con un aumento di 2,4 anni in più per le donne. Una 'longevità in salute' diventa un obiettivo necessario e raggiungibile attraverso un potenziamento delle politiche e degli interventi di prevenzione".
Alla luce di questi dati, Siprec ha formulato una proposta lanciata in occasione della Giornata nazionale per la prevenzione cardiovascolare: stimolare la prevenzione nei luoghi di lavoro per contribuire a intercettare tempestivamente le condizioni più a rischio nei singoli individui, affiancando l'impegno del sistema sanitario nazionale. "La prevenzione può essere realizzata a vari livelli (famiglia, scuola, università), oltre che nelle strutture sanitarie - precisa Volpe - Ma una grande opportunità è rappresentata dalle iniziative di prevenzione effettuata nei luoghi di lavoro: può favorire il benessere dei lavoratori e sostenere il lavoro delle strutture sanitarie. Nel nostro Paese vi sono già numerosi esempi, che interpretano molto bene il ruolo di partner della salute dei lavoratori e di strumento sussidiario per l'intero sistema sanitario. I vantaggi sono numerosi: efficace e precoce identificazione dei fattori di rischio, limitazione delle malattie e delle loro conseguenze socio-economiche, risparmio per il sistema sanitario e per i cittadini, migliore rapporto datore di lavoro-dipendente come conseguenza di una attenta presa in carico della salute, possibile accesso ad incentivazioni o detrazioni fiscali per le aziende più virtuose".