Il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS ha avviato il primo utilizzo in Italia del software Ultreon™ 3.0, sistema basato su intelligenza artificiale per guidare le procedure di angioplastica coronarica. Il debutto è avvenuto il 30 marzo nella sala di emodinamica dell’ospedale romano.
Il software, sviluppato da Abbott e dotato di marchio CE dall’11 marzo, consente di integrare in un’unica acquisizione di imaging intracoronarico (OCT) sia le informazioni morfologiche della placca sia una stima funzionale dell’impatto sul flusso sanguigno, tradizionalmente ottenuta con la Fractional Flow Reserve (FFR).
Nella pratica clinica, la coronarografia rappresenta l’esame di riferimento per individuare le lesioni coronariche e pianificare la rivascolarizzazione. Negli ultimi anni, l’introduzione di tecniche di imaging intracoronarico ha migliorato la capacità di caratterizzare le placche dall’interno del vaso. L’OCT, in particolare, consente una visualizzazione ad alta risoluzione delle strutture vascolari.
Con l’introduzione di Ultreon™ 3.0, l’analisi delle immagini OCT viene supportata da algoritmi di intelligenza artificiale in grado di fornire indicazioni cliniche in tempo reale. Il sistema permette di valutare contemporaneamente la struttura della lesione e il suo impatto funzionale, riducendo la necessità di utilizzare strumenti separati e potenzialmente i tempi procedurali.
Secondo quanto riportato nel comunicato, la tecnologia consente inoltre di ridurre l’utilizzo di mezzo di contrasto e di migliorare la precisione nella scelta e nel posizionamento dello stent, con l’obiettivo di ottimizzare il flusso coronarico.
“Dall’immagine OCT il software riesce anche a derivare informazioni funzionali simili a quelle della FFR”, spiega Carlo Trani, direttore della UOC Interventistica Cardiologica e Diagnostica Invasiva del Gemelli. “La nuova tecnologia consente di integrare le due valutazioni partendo da un’unica acquisizione OCT, facilitando decisioni terapeutiche più rapide e personalizzate”.
Il sistema analizza automaticamente parametri come il diametro del vaso e la presenza di calcio, supportando il clinico nella pianificazione della procedura. Le informazioni ottenute hanno un impatto diretto sulla fase di impianto dello stent, consentendo di prevedere e ottimizzare il risultato dell’angioplastica.
“Non pensiamo che questa innovazione sostituirà completamente la FFR, ma rappresenta un’evoluzione attesa nell’utilizzo dell’imaging intracoronarico”, afferma Francesco Burzotta, direttore della UOC di Cardiologia del Policlinico Gemelli.
La cardiopatia ischemica resta tra le principali cause di mortalità. La possibilità di integrare in pochi secondi informazioni morfologiche e funzionali potrebbe contribuire a una maggiore precisione nella selezione delle lesioni da trattare e nella strategia di rivascolarizzazione.