Una tecnica chirurgica sviluppata in Italia per il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva ha mostrato risultati a lungo termine particolarmente favorevoli. È quanto emerge da uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology che ha valutato gli esiti del cosiddetto “taglio delle corde tendinee secondarie” associato alla miectomia. I dati indicano che la sopravvivenza dei pazienti operati è risultata sovrapponibile a quella della popolazione generale della stessa età e sesso, mentre oltre il 90% dei soggetti ha riportato un miglioramento significativo della qualità di vita.
La cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva è una malattia genetica relativamente frequente, presente in circa una persona su 500 nella popolazione adulta. È caratterizzata da un ispessimento del muscolo cardiaco e da alterazioni della valvola mitrale che possono ostacolare l’espulsione del sangue dal ventricolo sinistro. Le conseguenze includono dispnea, ridotta tolleranza allo sforzo, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e aumento del rischio di ictus. La patologia rappresenta inoltre una delle cause più note di morte cardiaca improvvisa nei giovani atleti apparentemente sani. Nei casi sintomatici con ostruzione significativa, il trattamento chirurgico rimane spesso l’opzione terapeutica più efficace, nonostante i recenti progressi della terapia farmacologica.
La tecnica descritta nello studio prevede il taglio selettivo di alcune corde tendinee secondarie della valvola mitrale in associazione alla miectomia, con l’obiettivo di ridurre l’ostruzione e migliorare la dinamica del flusso sanguigno. Sviluppata inizialmente l’attuale ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la procedura è stata successivamente applicata al Policlinico di Monza, diventato uno dei principali centri europei per il trattamento chirurgico della cardiomiopatia ipertrofica. Oggi oltre 4.000 pazienti sono stati trattati con questa metodica con risultati favorevoli in diversi Paesi in tutto il mondo.
I risultati mostrano che la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti sottoposti all’intervento è risultata paragonabile a quella della popolazione generale della stessa fascia di età e dello stesso sesso, un dato di particolare rilievo per una malattia potenzialmente associata a eventi cardiovascolari gravi. Parallelamente, la grande maggioranza dei pazienti ha sperimentato un miglioramento marcato dei sintomi e della capacità funzionale, con un incremento significativo della qualità di vita in oltre il 90% dei casi. Secondo gli autori, uno degli aspetti più importanti dello studio riguarda la possibilità di offrire un trattamento personalizzato per una patologia estremamente eterogenea dal punto di vista clinico, anatomico, fisiopatologico e genetico. L’approccio chirurgico sarebbe quindi coerente con il concetto di medicina e chirurgia di precisione, adattando l’intervento alle specifiche caratteristiche del singolo paziente piuttosto che applicando una strategia uniforme a tutte le forme della malattia.
Il messaggio principale dello studio è che una tecnica chirurgica sviluppata in Lombardia potrebbe rappresentare un punto di riferimento internazionale per il trattamento della cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. I dati di follow-up suggeriscono non solo un controllo efficace dell’ostruzione e dei sintomi, ma anche una prospettiva di vita comparabile a quella della popolazione generale. Sebbene ulteriori confronti con le nuove terapie farmacologiche siano ancora necessari, i dati indicano che questo approccio costituisce una delle strategie con le evidenze più solide per i pazienti con forme sintomatiche e ostruttive.