Una nuova analisi presentata da Amgen alla 86ª Sessione Scientifica dell'American Diabetes Association, ha documentato che l'aggiunta di evolocumab alla terapia ipolipemizzante standard riduce significativamente il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete ad alto rischio cardiovascolare e colesterolo LDL elevato, anche in assenza di precedenti infarto miocardico o ictus.
Le persone con diabete presentano un rischio di infarto miocardico e ictus ischemico doppio rispetto alla popolazione non diabetica. Nei pazienti diabetici, la gestione del rischio cardiovascolare richiede un approccio integrato e personalizzato, con identificazione precoce del profilo di rischio e intervento tempestivo sui fattori causali della progressione aterosclerotica, in primis il colesterolo LDL. L'esposizione prolungata a livelli elevati di LDL determina un carico cumulativo nel corso della vita che modella il percorso del rischio cardiovascolare lungo l'intero continuum della malattia.
Evolocumab è un anticorpo monoclonale umano che inibisce la proproteina convertasi subtilisina/kexina di tipo 9 (PCSK9). Legandosi a PCSK9, il farmaco ne impedisce l'interazione con il recettore delle lipoproteine a bassa densità, prevenendone la degradazione e consentendone il riciclo sulla superficie degli epatociti. Questo meccanismo aumenta il numero di recettori disponibili per la rimozione del colesterolo LDL dal sangue, determinando una riduzione significativa e sostenuta dell'LDL-C sierico. La somministrazione è sottocutanea, ogni due settimane, con un profilo di tollerabilità favorevole. Evolocumab, già utilizzato da oltre 8 milioni di pazienti nel mondo, è attualmente approvato in 74 Paesi, inclusa l'Unione Europea, con le più recenti approvazioni FDA che ne estendono l'uso alla prevenzione primaria ad alto rischio.
L'analisi è stata condotta su 6.002 pazienti diabetici con caratteristiche di rischio (malattia microvascolare, utilizzo di insulina o durata del diabete ≥10 anni) e livelli di LDL-C ≥90 mg/dL nonostante il trattamento con statina e/o ezetimibe.
«È importante valutare correttamente il rischio cardiovascolare nelle persone con diabete anche senza evento pregresso. Essendo il colesterolo LDL il fattore causale della malattia aterosclerotica, queste evidenze rafforzano la necessità di identificare precocemente i pazienti a più alto rischio e di intervenire in modo efficace sui livelli di LDL per ridurre la probabilità di futuri eventi cardiovascolari.» afferma Salvatore De Cosmo, Presidente Nazionale AMD.
Nella nuova analisi, evolocumab ha prodotto risultati clinicamente rilevanti come una riduzione del 29% del rischio di morte coronarica, infarto miocardico o ictus ischemico rispetto al placebo e una riduzione del 21% del rischio che includeva anche rivascolarizzazione coronarica guidata dall'ischemia.
I pazienti trattati con evolocumab hanno raggiunto livelli mediani di colesterolo LDL pari a 45 mg/dL, rispetto ai 106 mg/dL nel gruppo placebo. Benefici simili sono stati osservati indipendentemente dall'utilizzo di inibitori del cotrasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT2) o di agonisti del recettore GLP-1 sottolineando l'importanza di una gestione multitarget integrata dei fattori di rischio nei diabetici ad alto rischio.
«Le persone con diabete presentano un rischio di infarto o ictus doppio rispetto a chi non è affetto dalla patologia. Una riduzione precoce e intensiva del colesterolo LDL fino a 45 mg/dL con evolocumab è fondamentale per contribuire a prevenire eventi cardiovascolari potenzialmente invalidanti nei pazienti con malattia ad alto rischio.» spiega Jay Bradner, Executive Vice President Research and Development, Artificial Intelligence and Data di Amgen.
I risultati della nuova analisi estendono le indicazioni per una strategia di riduzione intensiva dell'LDL anche alla popolazione diabetica ad alto rischio senza precedenti eventi cardiovascolari. L'approccio di "anticipare la mossa" mediante una riduzione dell'LDL a valori <50 mg/dL si configura come strategia di mitigazione del carico di colesterolo nel corso della vita, con potenziali benefici cardiovascolari a lungo termine.